ROMA - Gros Pietro, presidente di Atlantia, non scopre le carte. Dice solo che è un'ipotesi «valida e fattibile» quella della fusione tra il suo gruppo e Abertis, ma «in astratto», perché «non c'è un dossier sul tavolo». In effetti è proprio così. E' Mediobanca che sta studiando lo scenario strategico. Per creare un maxi polo autostradale «made in Italy». Sondaggi avviati anche in Spagna. Del resto l'interesse di Abertis, i cui soci principali sono la Caixa e la Dragados di Florentino Perez, è quello di trovare una nuova mission industriale al gruppo. Forse anche per questo, secondo quanto risulta al Messaggero, ieri è arrivato in Italia il presidente di Abertis, Salvador Alemany Mas, per una serie di incontri. Non è chiaro se vedrà gli uomini di Atlantia o quelli di Mediobanca, sicuramente ha in agenda a Roma un incontro con Gavio. Sul tavolo ci sarebbero possibili collaborazioni sul fronte della logistica. Non è escluso però che si possano toccare anche altri temi, legati ad Atlantia. Gros Pietro, da Davos, ha gettato acqua sul fuoco. La fusione avrebbe un senso, ma è legata a filo doppio agli sviluppi del caso Telecom-Telefonica.