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Data: 31/01/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
«In Abruzzo la Giustizia ha retto» Canzio celebra l'impegno dei magistrati nell'anno del terremoto

L'AQUILA- «Una gravissima emergenza giudiziaria che è stato necessario affrontare subito con grande determinazione per evitare che gli effetti del terremoto bloccassero l'amministrazione della giustizia nella nostra regione. Una prova che la magistratura abruzzese ha saputo superare, evitando il collasso dell'apparato giudiziario nel nostro distretto». E' partito da questa premessa, rivendicata con orgoglio, l'intervento del presidente della Corte d'Appello dell'Aquila Giovanni Canzio, all'inaugurazione dell'anno giudiziario alla presenza del ministro della Giustizia Angelino Alfano.
Ed è stato lo stesso Alfano, durante il suo intervento, a dire di avere molto apprezzato la relazione del magistrato per l'equilibrio e la correttezza anche dei passaggi in cui «le obiezioni e il dissenso sulle scelte governative (leggi il "processo breve"; ndr) sono state affrontate con motivazioni di carattere tecnico e non politico. Terremo conto con grande ragionevolezza di queste considerazioni nel corso del dibattito parlamentare». Un'affermazione, quella del ministro, sottolineata da un lungo applauso. Ma il ministro ha anche attaccato il sindacato dei magistrati: «D'ora in avanti dialogherò con i capi degli uffici giudiziari anzichè con l'Anm, i cui ideologismi e fumisterie rendono inefficace qualsiasi confronto. Ha indetto una protesta irragionevole». Poi, però, a cerimonia finita, ha smorzato i toni nell'incontro con i vertici abruzzesi dell'Anm. Applauso a parte, nessun magistrato si alza quando parla Alfano, e qualcuno tiene la Costituzione tra le mani.
Alla cerimonia i magistrati si sono presentati in toga nera quale simbolo di sobrietà e rispetto per gli eventi del sisma di aprile, rinunciando alle toghe rosse rimaste sepolte tra le macerie del Palazzo di Giustizia. Canzio ha avuto parole di cordoglio per le vittime del sisma, tra cui tre avvocati, e di «sincera vicinanza» a quegli avvocati che nel terremoto hanno perduto parenti strettissimi. Sui giorni immediatamente successivi al sisma, si è soffermato anche il ministro Alfano. «Posso dire -ha affermato- che la scelta degli uffici giudiziari a Bazzano ha pagato. Perché così è stato possibile assicurare ai cittadini abruzzesi un servizio essenziale, anche se quella scelta resta provvisoria in attesa che sia restaurato il palazzo di Giustizia e diventi operativa la "Cittadella giudiziaria". Solo il ritorno degli organismi istituzionali nelle loro sedi naturali favoriranno la ricostruzione».
Per quanto riguarda le inchieste legate al terremoto, Canzio ha detto che sono 200 quelle promosse per i crolli e i gravi danneggiamenti che hanno provocato morti e feriti alla Casa dello Studente e al Convitto nazionale. «I reati ipotizzati sono di disastro colposo, omicidio colposo, lesioni colpose e ben presto saranno celebrati i processi». Ha poi parlato della prevenzione e del contrasto delle infiltrazioni mafiose nella ricostruzione «che richiederà una somma di investimenti non inferiore a 15 miliardi», e ha definito il prefetto dell'Aquila come «nuovo e originale baricentro dell'azione di contrasto che rafforza la funzione di coordinamento e di indirizzo della rete delle altre istituzioni coinvolte».
Il presidente della Corte d'Appello ha passato in rassegna i problemi legati all'amministrazione della giustizia civile e di quella penale. Quest'ultima, negli ultimi cinque anni, ha registrato un aumento delle pendenze del 40% (da 6.014 a gennaio 2004 a 8.578 al 31 dicembre 2008). Sul "processo breve" Canzio ha espresso un giudizio molto critico: «Anche nella nuova formulazione del testo approvato dal Senato il 20 gennaio 2010, il provvedimento rischia di compromettere la tenuta del sistema, scoraggia l'accesso ai riti alternativi, irrompe nel già precario modello processuale mediante eccezionali e inedite disposizioni transitorie riguardanti esclusivamente i processi di primo grado in corso all'entrata in vigore della legge. La soluzione legislativa, ove venisse approvata senza gli opportuni correttivi suggeriti da un sano e ragionevole pragmatismo, sottoporrebbe l'ordinamento della giustizia penale e, con esso, l'animo dei giudici e degli avvocati a un non irrilevante stress di tenuta del sistema».

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