Il vero Mi-To, oggi si chiama smog. Altro che la megalopoli della cultura, l'alleanza tra i due politecnici, la fusione naufragata tra le aziende di trasporto pubblico e l'alta velocità ferroviaria: l'integrazione più riuscita tra le due capitali del Nord Ovest oggi si fonda sul Pm 10, le centraline impazzite, la politica che arranca alla ricerca di una via d'uscita, i cittadini che indossano le mascherine per strada. Ieri Milano, dopo diciannove giorni consecutivi di sforamento del limite massimo di microparticelle ammesso dall'Unione europea, ha fermato le auto per otto ore. Oggi Torino e alcuni Comuni dell'area metropolitana metteranno al bando i mezzi Euro 2 diesel. Palliativi, piccole contromisure per arginare un inizio 2010 da incubo: 24 giorni da bollino nero sotto la Madonnina; 16 sotto la Mole, Pm10 nell'aria anche a 120-150 m i c r o g r a m m i al metro cubo, quando il limite massimo è fissato a 50. Per l'Europa quell'asticella può essere superata non più di 35 giorni in un anno. Nel 2009 Torino ha sconfitto Milano 151 a 108 giorni. Il 2010 sembra l'anno del ribaltone, ma la sostanza cambia poco: per entrambe le città il bonus è già quasi scaduto. E siamo appena a febbraio. Forse non è un caso, allora, se sotto la Mole si stia facendo largo l'ipotesi di un'alleanza contro l'inquinamento. Di più: coinvolgere tutti i Comuni della pianura Padana per scambiarsi esperienze e buone pratiche nella lotta alle polveri sottili che rendono irrespirabile l'aria. L'assessore all'Ambiente torinese Roberto Tricarico - con il supporto dell'Anci, di cui il sindaco Chiamparino è presidente - sta organizzando il primo summit padano contro lo Smog a Torino. L'idea è semplice: affossare le divisioni politiche e i campanilismi per cercare di arginare l ' e m e r g e n z a . Per Ivo Allegrini, direttore dell'Istituto per l'inquinamento atmosferico del Cnr, è giusta: «Le strategie adottate finora non hanno senso. La gestione del problema smog è stata delegata ai singoli comuni, o alle province, come se fermare le auto a Milano lasciandole circolare a Bergamo potesse servire. Le politiche meteo-climatiche, invece, vanno affrontate su vasta scala, altrimenti sono inutili». E inutili - par di capire - sono stati i provvedimenti fin qui adottati a livello locale: veicoli Euro 0, 1 e 2 fermati nelle fasce orarie più critiche, motocicli tenuti nei garage, Tir fatti girare alla larga dal centro, autobus inquinanti mandati in pensione. Per non parlare dell'Ecopass, un diluvio di regolamenti contorti che sembrano aver creato più grattacapi ai cittadini che reali benefici all'aria. Il professor Allegrini liquida tutto con una parola: propaganda. «I provvedimenti spot servono soltanto a mostrare che la classe politica si batte per risolvere il problema». E, per lo più, producono effetti surreali: a Milano la procura mette sotto indagine il presidente della Regione Formigoni, il sindaco Moratti e l'ex presidente della provincia Penati; a Torino no, ma oggi la destra presenterà un esposto in tribunale. A Milano la giunta di centrodestra finisce quotidianamente sotto il fuoco del centrosinistra, che a Torino governa e subisce identico trattamento dagli avversari. Se i due Comuni si scambiassero le opposizioni i provvedimenti di contrasto all'inquinamento sarebbero approvati all'unanimità. Ecco perché la Padania antismog potrebbe essere una soluzione più efficace: «Le politiche di lotta all'inquinamento vanno integrate in maniera strutturale», spiega Elena Comino, docente al dipartimento di Ingegneria per l'ambiente e il territorio del Politecnico di Torino. «Fissare obiettivi sarebbe poco sensato, bisogna puntare a ridurre le concentrazioni di particelle nell'aria, anche solo di qualche punto percentuale».