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Pescara, 28/04/2026
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Data: 03/02/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Il vero terremoto economico è qui». Il segretario provinciale della Cgil, Giampaolo Di Odoardo, definisce «drammatica» la crisi occupazionale nel Teramano

Le ore di cassa integrazione sono aumentate del 1.476%, 15.278 i lavoratori a rischio

"Il vero terremoto economico è nella nostra provincia". Sono allarmanti le parole del segretario provinciale della Cgil Giampaolo Di Odoardo, che, per rendere l'idea della drammatica crisi occupazionale in provincia di Teramo, utilizza il paragone con quella dell'Aquila post-sisma. Numeri ufficiali, presi dai dati diffusi dall'Inps, e, quindi, non esaustivi del panorama generale delle variegate forme di difficoltà occupazionali, ma che fanno ugualmente tremare i polsi. Il raffronto il 2008 e il 2009, prendendo in considerazione l'arco di tempo che va da gennaio a dicembre, parla chiaro: nel 2008 la provincia dell'Aquila aveva più di 2 milioni e 100 mila ore di Cassa integrazione ordinaria e straordinaria, nel 2009, invece, è salita a quasi 6 milioni e mezzo di ore. Una crescita spaventosa, dovuta anche all'impatto che il sisma del 6 aprile ha avuto sull'economia locale. Stupisce dunque, il confronto con Teramo: la nostra provincia è infatti passata da 1 milione e 71 mila ore a ben 8 milioni 312 mila ore, con una variazione del 1.476,4%. "Il termine di paragone con L'Aquila - spiega Di Odoardo - può sembrare forte e forse provocatorio. Serve però a dare un quadro chiaro della situazione teramana, che non si può più ignorare o minimizzare perché sta diventando un vero e proprio caso nazionale". Di Odoardo aggiunge anche che i lavoratori "a rischio" nella nostra provincia sono ben 15278, di cui 6345 si trovano nelle aziende artigianali, 4951 in quelle industriali e 3972 sono impiegati nel terziario. Si tratta di ditte che stanno limitando la produzione, utilizzando, per il momento, piccoli correttivi come le ferie anticipate. "Per quanto potranno resistere? - si chiede il sindacalista - se le cose andranno avanti così entro maggio molte di queste realtà saranno costrette a chiudere i battenti o a licenziare". La spiegazione di questa particolarità tutta teramana sta nel tessuto economico, formato da aziende di media e piccola grandezza, con una forte preponderanza del settore manifatturiero, che in questo periodo sta toccando i più alti livelli di crisi di sempre. Secondo Di Odoardo, dunque, occorre aprire al più presto un tavolo di lavoro con le istituzioni per poter valutare insieme le iniziative da intraprendere. "Il caso Teramo - conclude Di Odoardo - è già stato portato all'attenzione del ministro Scajola. Due anni fa con fu anche siglato un accordo tra Ministero Regione e Provincia, ma da allora non ci sono state più riunioni né sono state messe in campo azioni efficaci".

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