PESCARA. «Il disabile non è solo un fatto della famiglia, ma dell'intera società».
A parlare, per sé e per gli altri genitori dei ragazzi che frequentano l'istituto di riabilitazione Santa Caterina di Francavilla, è Antonio Russo, dirigente in pensione della Asl di Pescara e padre di una giovane donna con disabilità. Una preoccupazione condivisa dalle famiglie abruzzesi che hanno al loro interno un componente con gravi disabilità fisiche e mentali e che, dal primo gennaio, si sono viste addossare i cosiddetti ticket sulla riabilitazione.
Una pesante retta giornaliera pari al 30 per cento della quota totale. «Non può pesare sulla vita dei nostri figli il risanamento della sanità», afferma Russo, aggiungendo che «si vuole fare cassa sulla fascia più debole della società, su quelle famiglie già colpite duramente, e sempre alle prese con i problemi che l'assistenza a una persona disabile comporta». L'importo sfiora in alcuni casi «i 1200 euro mensili», ma può toccare cifre molto più alte per chi è sottoposto a trattamenti «residenziali intensivi», per cui il disabile dovrebbe pagare 98 euro al giorno per la categoria A e 62 per la B.
Al presidente della giunta regionale, Gianni Chiodi, queste famiglie chiedono di intervenire immediatamente «cassando il provvedimento», varato dal commissario ad acta, Gino Redigolo, il 9 dicembre dello scorso anno, un giorno prima di terminare l'incarico.
La Cgil e il sindacato Pensionati Abruzzo hanno chiesto, ieri, il ritiro del provvedimento sulla compartecipazione alla spesa riabilitativa, sollecitando un confronto urgente con la giunta regionale. «I ticket sulla riabilitazione graveranno sui più sfortunati e sugli anziani», sostiene il sindacato. «Quante volte i cittadini devono pagare lo sfascio di una sanità di cui non sono minimamente colpevoli?», chiede la Cgil.
Una via d'uscita esiste, secondo il senatore Alfonso Mascitelli, vicepresidente della Commissione speciale d'inchiesta sul Sistema sanitario nazionale, e coordinatore regionale dell'Italia dei valori, che spiega come fare: «Attraverso il nuovo patto per la salute che prevede per le regioni in disequilibrio economico la possibilità di presentare un diverso piano di rientro; una ridefinizione dei budget con la sanità privata; e poi l'obbligo di una rimodulazione ulteriore del tariffario regionale, oltre al blocco delle spese non obbligatorie in altri settori, come quelle di rappresentanza o i privilegi delle auto blu».
«Per i nostri figli questi trattamenti sono indispensabili non solo dal punto di vista fisico, è qui, nei luoghi di cura che hanno stabilito dei rapporti di amicizia, è un po' la loro vita», aggiunge Cesare Ciufici, anche lui papà pensionato di un ragazzo disabile che, stando così le cose, come molti altri non potrà più frequentare l'istituto.