ROMA. Sulla carta si persegue l'intesa con il territorio. Ma non sembra ispirasi al dialogo il ricorso alla Consulta, deciso ieri mattina dal consiglio dei ministri, in tema di nucleare. Il mandato riguarda l'impugnazione delle leggi regionali con cui Puglia, Basilicata e Campania hanno detto "no" all'installazione di nuove centrali atomiche sui loro territori.
«Leggi che hanno il solo fine di agitazione e propaganda e che, al di là del merito, hanno il piccolo difetto di essere in contrasto con la Costituzione», ha dichiarato il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto, mentre il titolare dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha parlato di un ricorso «necessario per questioni di diritto e di merito».
«Dobbiamo evitare che si creino pericolosi precedenti», ha aggiunto Scajola bacchettando le regioni ribelli. L'iniziativa decisa dal governo non poteva che provocare una levata di scudi tra gli amministratori regionali, gli enti locali, le opposizioni parlamentari e le associazioni ambientaliste.
Tra le voci più critiche, quella del presidente della Conferenza delle Regioni, Franco Errani, che invita l'esecutivo a scoprire le carte e a rivelare subito, prima del voto di marzo, i nomi delle località destinate ad accogliere i primi quattro impianti. «È stato il governo ad avere innescato un conflitto istituzionale imponendo scelte unilaterali e d'autorità. Non è così che si fanno le scelte importanti per il paese», ha detto Errani ricordando che undici Regioni sono già ricorse alla Consulta (la pronuncia è attesa a giugno) contro la legge che di fatto le esclude da ogni decisione finale sulla localizzazione dei siti. Legge che nel nome dell'interesse nazionale prevede anzi la militarizzazione dei cantieri.
«Siamo davvero alla caduta della maschera, e noi saremo la regione più disobbediente del Paese», ha dichiarato il presidente della Regione Puglia, Niki Vendola, mentre in trincea è scesa anche la leader radicale Emma Bonino. «Sul nucleare il governo mostra la sua vera faccia. Va avanti a testa bassa con atti di prepotenza, atti intimidatori, altro che federalismo», ha detto la candidata del centrosinistra alla Presidenza della Regione Lazio insistendo invece sulla necessità di lavorare per un'economia verde. Ma di «miope arroganza istituzionale» parla anche il responsabile ambiente del Partito democratico Ermete Realacci. «Questo approccio non farà che portarci in un vicolo cieco. Perchè non sarà con la forza che si farà digerire agli italiani una scelta costosa, sbagliata e già vecchia», accusa Realacci.
Dal governo viene «l'ennesino atto dittatoriale», denuncia anche il senatore dell'Italia dei valori, Felice Bellisario, mentre il leader del movimento Antonio Di Pietro annuncia che stamattina comincerà la raccolta popolare di firme per stoppare le ambizioni nucleari del premier Berlusconi. Premier che si è reso responsabile di un altro «atto fascista, un atto fuori dalla democrazia», dice il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, commentando il ricorso alla Consulta. «È sempre più evidente - aggiunge - che il progetto è quello di imporre le centrali con l'esercito ignorando totalmente la volontà delle Regioni e dei cittadini».