Sarà ampia l'applicazione della class action contro la pubblica amministrazione nei trasporti. A confermarlo è Stefano Zunarelli, professore ordinario di diritto dei Trasporti presso l'Università di Bologna. «Le possibilità offerte dalla nuova normativa - spiega - risultano indubbiamente interessanti». Quando l'iter di approvazione sarà terminato (mancano i decreti attuativi, si veda l'articolo a fianco, ndr), l'azione collettiva voluta dal ministro Brunetta potrà risolvere casi concreti a beneficio della collettività. Prendiamo l'esempio di un'azienda di trasporto pubblico locale o di servizi ferroviari che decida autonomamente di sopprimere alcune delle linee e delle corse previste dal contratto di servizio. «In questo caso - spiega Zunarelli - "una pluralità di utenti e consumatori" che siano titolari di interessi "giuridicamente rilevanti e omogenei", ad esempio gli abitanti del comune o della frazione interessati dalla soppressione o dal malfunzionamento del servizio o i loro comitati o associazioni rappresentative, possono avviare un'azione per il ripristino del prescritto livello di servizio». In questo caso il ricorso all'altra class action, quella prevista dall'articolo 140-bis, sarebbe molto più difficile perché i cittadini dovrebbero dimostrare di trovarsi tutti nella stessa situazione e di aver subito il medesimo danno e difficilmente i disagi e i danni potrebbero essere identici per tutti. Un altro caso riguarda i concessionari autostradali. «Si pensi - continua Zunarelli - alle attività oggetto di concessione alle società che gestiscono le autostrade, le quali, anche attraverso le carte dei servizi, sono tenute a garantire all'utenza il raggiungimento di specifici obiettivi volti al miglioramento della viabilità autostradale e alla riduzione dei tempi di attesa dovuti, ad esempio, alla presenza di cantieri per la manutenzione. Questi obiettivi, peraltro, sono oggetto anche di specifici protocolli adottati d'intesa con le principali associazioni di consumatori. Anche in questa ipotesi, nel caso di ripetuti rallentamenti della viabilità cui le società sarebbero tenute a ovviare oppure di inadeguata comunicazione, le associazioni degli utenti o un loro comitato potrebbero avviare un'azione volta a imporre ai concessionari autostradali l'adozione di comportamenti in linea con gli obiettivi indicati nella carta dei servizi». Anche qui, l'azione ai sensi dell'articolo 140-bis potrebbe essere predisposta a seguito di grandi blocchi, si pensi ai disagi sul Passante di Mestre la scorsa estate (azione esclusa dalla class action perché accaduta prima del 16 agosto 2009), quando i disagi possono essere identici per tutti, ma nel caso di disagi ripetuti, causati da cantieri in ritardo sui tempi di consegna e non opportunamente comunicati, sarebbe meglio muoversi in base al Dlgs 198/2009.