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Pescara, 15/05/2026
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Data: 09/09/2006
Testata giornalistica: Il Messaggero
D'Alfonso-Amicone, l'Arpa della discordia. «Non ho pattuito alcunché, non sono un parassita». «Si sente colpito nel segno»

L'AQUILA - Si infiamma la polemica sui trasporti regionali. La querelle, partita l'altro ieri con una contestazione del gruppo Udc nei confronti dei vertici delle aziende di trasporto, ha via via assunto i contorni di un duello singolo, che vede opposto l'ex assessore al ramo, Mario Amicone, al presidente dell'Arpa (da quattro anni e ancora per pochi giorni) Alfonso D'Alfonso.
Quest'ultimo aveva inizialmente risposto con un secco «no comment» alle rimostranze di Amicone. Ma ieri ci ha ripensato. «Bisogna fare chiarezza - ha spiegato - sulle mie dimissioni da presidente dell'Arpa: non è vero che ho chiesto la vicepresidenza in cambio. Nell'assemblea di martedì rimetterò il mandato per sgombrare il campo da equivoci, poi se l'azienda vorrà riutilizzare la mia professionalità è un altro discorso, ma non ho pattuito alcunché. Non mi sento un parassita: in quattro anni la mia indennità media annua è stata di 50 mila euro, al di sotto della media nazionale, e lascerò un'Arpa che nel quadriennio ha prodotto 3 milioni di utili, non è poco. Quanto alla mia presidenza della Paolibus, lo faccio gratis e per volontà mia. Insomma, il polverone alzato nei giorni scorsi mi sembra strumentale: l'Udc contesta l'Arpa, ma non la Sangritana a Lanciano o la metro di superficie aquilana. Vorrei evitare se possibile il ricorso alle vie legali nonostante la "caccia all'uomo" in corso; per quanto ne so, però, Piero Carducci (ex presidente di Abruzzo Lavoro, altro chiamato in causa da Amicone, n.d.r.) sporgerà querela».
La risposta di Amicone non si è fatta attendere. Secondo il presidente della commissione di Vigilanza il suo "j'accuse" «ha determinato reazioni scomposte, tipiche di chi si sente colpito nel segno. Mi auguro - continua Amicone - che almeno abbia contribuito ad evitare atti di "basso profilo" (Arpa) e il ripetersi di nuovi danni per quanto attiene alla Sangritana. Non devo chiedere scusa né precisare alcunché a Piero Carducci, ho solamente rievocato fatti accaduti realmente quando era direttore di Abruzzo Lavoro. Prendo atto comunque di un autentico gesto di solidarietà familiare che nell'occasione si è registrato tra due validi professionisti, Carducci e Di Lorenzo (nuovo presidente della Sangritana, n.d.r.), che si sono avvicendati in ruoli pubblici scambiandosi reciproche consulenze».

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