Colloquio al telefono con il premier: «Mi pare che voglia continuare»
ROMA. In dieci giorni da potenziale ministro a indagato. E' bufera su Guido Bertolaso capo, ora dimissionario, della Protezione civile e jolly usato dal governo per tutte le emergenze nazionali, da quella dei rifiuti al terremoto. Indagato per corruzione dalla procura di Firenze per gli appalti del G8 alla Maddalena, Bertolaso ha rimesso tutti gli incarichi per «non intralciare il lavoro degli inquirenti». Ma governo e maggioranza fanno quadrato e le respingono. Silvio Berlusconi attacca la magistratura: «C'è una categoria di persone pagata con i soldi dei contribuenti che si esercita a perseguitare con processi sempre e comunque infondati, c'è uno sport nazionale di andare a deprimere coloro che operano per il bene del paese». Ma l'opposizione attacca. Per Pier Luigi Bersani l'avviso di garanzia a Bertolaso comunque «è un fatto grave». L'Italia dei valori denuncia le dimissioni farsa.
Il Consiglio superiore della magistratura, presso il quale pende una corposa pratica a tutela di magistrati oggetto di accuse da parte del premier, avverte: valuteremo la frase del premier sui «processi infondati» quale «male italiano».
Sono passate da pochi minuti le 11 quando a Guido Bertolaso viene notificato l'avviso di garanzia. La polizia sta perquisendo gli uffici. Bertolaso è turbato. Chiama Gianni Letta, gli anticipa la decisione di dimettersi da tutti gli incarichi. Il sottosegratario alla presidenza lo invita a raggiungerlo a Palazzo Chigi per fare il punto della situazione. L'appuntamento è per le 12 e 10. Prima di recarsi da Letta, Bertolaso diffonde una nota: «Chiederò al pubblico ministero di procedere al più presto al mio interrogatorio per poter fornire tutte le informazioni in mio possesso, abbiamo assicurato al personale della polizia giudiziaria pieno supporto consegnando tutti i documenti in nostro possesso e ribadisco ancora una volta la mia totale fiducia nell'opretato della magistratura». «Mi sono sempre definito un servitore dello stato e come sempre rimango a disposizione del mio paese», conclude.
Immediata la difesa di Letta, con Sandro Bondi tra i maggiori sponsor di Bertolaso. «Spero che il presidente Berlusconi rinnovi a Bertolaso, a nome di tutto il governo, la sua fiducia: la mia l'ha sicuramente», dice, certo che Bertolaso chiarirà al più presto ogni cosa. Berlusconi non si fa pregare. E' ancora Gianni Letta a raccontare la reazione del premier e del governo. Il premier ringrazia Bertolaso per la disponibilità dimostrata ma non ritiene di dover accettare la sue dimissioni, avverte. Quindi «chiede a Bertolaso di continuare a dare all'Italia quel contributo straordinario di intelligenza, dedizione, impegno e fatica con il quale ha raggiunto straordinari risulati». Letta aggiunge che appena Berlusconi ha finito di parlare «il consiglio dei ministri è esploso in un lungo insistito applauso».
Più tardi è lo stesso Berlusconi a tornare sul caso. «Ho sentito per telefono Bertolaso, gli ho riferito dell'applauso e lui mi è parso voler continuare», dice il premier. Quanto alla prossima promozione a ministro definita appena il 29 gennaio scorso, «il minimo che possiamo dargli come riconoscimento di merito», Berlusconi frena: «Adesso vediamo come si mette».
Per il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, i fatti sono gravi. «La magistratura deve fare il suo compito e fare luce al più presto mentre alla politica spetta considerare le procedure. C'è l'occasione del decreto sulla Protezione civile perché il legislatore prenda decisioni molto attente».