Non c'è che dire, le tasse per gli aquilani continuano ad essere un tormento. Acquisita la sospensione fino a giugno, si apre il fronte che riguarda la restituzione di quanto non versato nel 2009 e nel 2010. E lo scenario che si prospetta, alla luce della discussione di questi giorni in Senato sul decreto milleproroghe, è a dir poco preoccupante. L'inghippo è questo, "certificato" dalla Ragioneria di Stato, interpellata da alcuni senatori: quanto non pagato dagli aquilani nel 2010 non è "coperto" da risorse indicate esplicitamente. Ci sono cento milioni dallo scudo fiscale ma solo per dicembre 2009. La sospensione, dunque, si configura come "coperta" solo perché si presuppone che i mancati introiti dei primi sei mesi di quest'anno vengano integralmente corrisposti entro dicembre. Così potrebbe succedere che dal primo luglio gli aquilani torneranno a pagare quanto non versato nel 2009 (il 100% in sessanta rate), ma soprattutto potrebbero essere costretti a rimborsare subito anche i sei mesi del 2010 (il 100% in sole sei rate). Una mazzata, insomma. Il Pd va all'attacco. Il deputato aquilano Giovanni Lolli ha parlato di «cosa totalmente inaccettabile»: «Mi batterò come una tigre per ottenere lo stesso trattamento che fu riservato a Umbria e Marche, ovvero la restituzione del 40% dodici anni dopo e in 180 rate. Serve un provvedimento e per serietà chiedo che il Governo faccia un atto prima delle elezioni affinché l'argomento esca dalla campagna elettorale». Anche i senatori Giovanni Legnini e Luigi Lusi sono andati giù pesante: «È un enorme pasticcio e le promesse del si sono dimostrate un bluff». Luigi Casero, sottosegretario all'Economia, avrebbe annunciato un futuro provvedimento per un ulteriore rinvio, ma la Cgil lo contesta: «Il solito vecchio giochetto delle promesse e delle rassicurazioni - hanno scritto Gianni Di Cesare e Umberto Trasatti -. Quello delle tasse è anche un tema etico, morale. Torniamo a chiedere di trattare i terremotati abruzzesi come tutti quelli delle altre regioni».
L'altra questione sollevata dai senatori del Pd è quella delle zone franche urbane. Lusi ha ricordato che la commissione Affari costituzionali del Senato, contro il parere del Governo, ha ripristinato la norma istitutiva delle zone franche urbane prevista dalla Finanziaria 2007 del Governo Prodi, ma nel maxiemendamento al decreto milleproroghe l'attuale Esecutivo ha inserito un tetto di spesa di 50 milioni annui (per due anni) per tutte le zone franche urbane d'Italia. Rischiano di saltare, dunque, i 45 milioni previsti dal decreto sul terremoto.