L'AQUILA - Non è più il tempo della solidarietà, ma della giustizia. Gli sciacalli erano pronti e ridevano sul terremoto dell'Aquila: «Non c'è un terremoto al giorno..., bisogna partire in quarta». L'inchiesta di Firenze sul G8 coinvolge anche L'Aquila e incute paura. «Nessuna di quelle persone, nessuna di quelle imprese, ha messo mai piede all'Aquila, né ha avuto un euro di lavori nella prima fase e né l'avrà nella seconda» assicura il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Nessun problema a credergli, le sue affermazioni sono confermate dalla Protezione civile: «La società Anemone e le altre citate nell'ordinanza del Gip di Firenze non hanno ottenuto l'affidamento delle opere realizzate all'Aquila, né in appalto, né in subappalto». Ma non è questa la rassicurazione attesa dagli aquilani. Non c'è tanto il timore che uno degli imprenditori "sciacalli" sia riuscito nel tentativo di allungare i tentacoli della Piovra degli appalti pubblici fino alla ricostruzione, quanto serpeggia il sospetto che il "modello L'Aquila", fino a qualche giorno fa promosso per la sua efficienza in ogni luogo dell'Italia devastata da calamità naturali e in tutto il mondo, venga messo in discussione e ciò freni la ricostruzione. Ed è un timore per niente esagerato se lo stesso presidente della Regione Abruzzo e Commissario delegato per la Ricostruzione, Gianni Chiodi, sostiene che è meglio cambiare marcia: «Penso che sia stato giusto nei primi mesi agire con un passo diverso, dettato dalla logica emergenziale, si trattava di salvare vite umane». Ma, adesso, forse le regole vanno rimesse al loro posto, fa intendere il Governatore. «È indispensabile - gli fa eco la presidente della Provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane - che per la ricostruzione si lavori in coordinamento fra istituzioni e in raccordo con la Prefettura per attivare strumenti che tengano lontani i corvi neri che si nutrono di morte». Chiede l'istituzione di una commissione d'inchiesta del Consiglio regionale sul "metodo Bertolaso" il capogruppo dell'Idv, Carlo Costantini. «Dissi in tempi non sospetti - commenta il rettore dell'Università, Ferdinando di Orio - che l'eccesso di trionfalismo e buonismo nei confronti di quello che è stato fatto per L'Aquila era fuori luogo e che bisognava, di fatto, distinguere le risposte buone sul territorio da quelle meno buone». «Disgusto e sdegno» per il contenuto delle intercettazioni della conversazione telefonica tra due imprenditori, poche ore dopo il sisma del 6 aprile scorso, sono le prime parole dei commenti di tutti. «Mi associo alla durissima condanna espressa da molti» dice il prefetto, Franco Gabrielli, che esprime, però, affetto e solidarietà per Guido Bertolaso. Bastano poche ore perché il gruppo di Facebook "Quelli che a L'Aquila alle 3.32 non ridevano" superi i 1.500 iscritti. Tra le reazioni, la possibilità di una mobilitazione a piazza Duomo, per domani. Molti aquilani, però, non dimenticano e sono decine le adesioni ai forum di solidarietà per Bertolaso. Due i gruppi principali su Facebook: il primo, creato già all'indomani della missione ad Haiti, conta oltre 1.200 iscritti; il secondo, aperto da Benito Buccella, conta 106 iscritti. A entrambi i forum sono confluiti molti aquilani che facevano parte del gruppo "Cittadinanza aquilana onoraria a Guido Bertolaso", promosso tre mesi fa e che ora conta oltre 5.000 iscritti. Dura presa di posizione, infine, del presidente di Legambiente Abruzzo, Angelo Di Matteo: «Sembra trasparire un sistema inquietante di sciacallaggio costituito da imprese e funzionari dello Stato che getta ombre preoccupanti sul malaffare che si è mobilitato attorno alla tragedia del terremoto. Ci auguriamo che la Protezione civile possa fugare ogni dubbio sulla correttezza del suo operato. Anche nella vicenda aquilana, occorre ristabilire le regole ordinarie, limitando al massimo le forme di commissariamento e riaffidando i poteri ai sindaci e alle autorità locali».