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Data: 13/02/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Istat, crisi peggiore del previsto. Il prodotto interno lordo del 2009 si chiude con un crollo del 4,9%. Si tratta del dato più negativo mai registrato dal 1971

ROMA. L'economia italiana in picchiata presenta il peggior prodotto interno lordo di sempre, almeno dal 1971 quando è cominciata la rilevazione Istat. Il 2009, anno della recessione, si chiude infatti con un crollo del 4,9% determinato solo in parte dalla frenata dell'ultimo trimestre pari al 2,8%. A dicembre, certifica invece Bankitalia, il debito pubblico si è alleggerito di 23 miliardi ma la chiusura dell'anno segna un'impennata del 5,8 per cento%. Continua invece il calo delle entrate tributarie che chiudono il 2009 con una flessione del 2,5%, pari a 10,6 miliardi in meno, con una lieve crescita a dicembre. L'economia reale sembra distante dalle previsioni diffuse dal governo, trascinata verso il basso dalla debacle della produzione industriale colata a picco nel mese di dicembre. Il dato globale italiano è tra i peggiori registrati dalle maggiori economie, tutte in fase di recessione, ad eccezione della Cina (+8,7%): meglio dell'Italia sono la Francia (-2,2%), Usa (-2,4%), Giappone (-2,5%), Spagna (-3,6%), Gran Bretagna (-4,8%). Ci consoliamo col dato tedesco (-5%) e russo (-7,9%).
Il 2009 è stato un anno terribile per l'economia, con il solo dato positivo - salutato da valutazioni molto ottimistiche - nel terzo trimestre con una variazione positiva di 0,6 punti. Per il resto è stata una sequenza di segni negativi per un'economia in pesante arretramento e senza stimoli. Doccia fredda per gran parte degli analisti che avevano previsto margini di recupero più consistenti per l'economia italiana nell'ultimo trimestre. Negativo il dato della produzione industriale di dicembre. Questo però non significa, insistono gli analisti, che la ripresa non c'è ma che «sta procedendo a passo di lumaca» e riguarda tutte le economie europee.
Dal governo arrivano segnali di ottimismo. Il ministro Sacconi spiega che «ci sono tutte le condizioni di crescita di cui anche l'economia italiana beneficerà». Ma per la Cgil l'esecutivo deve «smettere di gettare fumo negli occhi descrivendo un Paese fuori dalla crisi. E' tempo di agire e di difendere il lavoro e i redditi» denuncia Agostino Megale, segretario confederale. E anche Cisl e Uil confermano la richiesta di metter mano a una riforma fiscale che sostenga i redditi di lavoratori dipendenti e pensionati. Le organizzazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori respingono ogni lettura «ottimistica»: i dati sono «drammatici» e il 2010 si preannuncia «un anno nero se non si interviene al più presto». Anche la Confederazione italiana agricoltori giudica «allarmante» la situazione del comparto primario che nell'ultimo quadrimestre ha portato a un crollo di 5 punti del valore aggiunto del settore agricolo.
E dall'opposizione arrivano forti critiche al governo. Pierluigi Bersani, segretario del Partito democratico, insiste per «fare una manovra economica, sollecitare un po' l'economia e affrontare con più determinazione la situazione e non continuare a parlare d'altro».

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