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Pescara, 26/04/2026
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14/02/2010
Il Messaggero
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Meno pensioni, avanza il contributivo. Nel 2009 dimezzata l'anzianità, il totale dei nuovi trattamenti in calo del 12% - Guarda la tabella |
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I dati Inps: le regole in vigore dal 2008 comprimono le uscite, crescono gli assegni calcolati con il nuovo sistema
ROMA Meno pensioni nel 2009, con un calo complessivo del 12 per cento rispetto all'anno precedente e un crollo dei trattamenti di anzianità, che risultano più che dimezzati: è l'effetto delle nuove regole entrate in vigore a partire dal 2008. Ma la fotografia scattata dall'Inps nel rapporto sulle pensioni liquidate lo scorso anno, se da una parte conferma il buon funzionamento della riforma Maroni-Tremonti poi corretta dal governo Prodi, evidenzia anche la progressiva crescita dell'incidenza del sistema di calcolo contributivo: i trattamenti erogati con il contributivo puro (ancora molto pochi) e soprattutto con il "misto" raggiungono complessivamente ormai il 18 per cento del totale. Una tendenza che acquista ancora più rilievo se si considera che dal gennaio di quest'anno, a seguito dell'incremento delle aspettative di vita, è scattata la decurtazione (tra il 6 e l'8 per cento) dei coefficienti di trasformazione con cui si calcolano gli assegni misti e contributivi. «I numeri dimostrano che le riforme stanno funzionando - commenta Antonio Mastrapasqua, presidente dell'Inps - e la stessa indicazione viene dal bilancio Inps che per il 2009 chiuderà con un avanzo tra i 7 e gli 8 miliardi, assolutamente coerente con l'andamento delle pensioni». Insomma per Mastrapasqua «il sistema tiene e l'allarme anzianità è rientrato». Dall'incremento dei trattamenti erogati con il contributivo, incremento destinato a proseguire nei prossimi anni, il presidente Inps trae un'indicazione di lavoro per il futuro: «Da oggi in poi ognuno è protagonista della propria storia previdenziale: serve una maggiore consapevolezza e l'istituto sarà parte attiva per diffondere questa cultura tra i propri iscritti». Dunque nell'insieme di tutte le gestioni Inps le pensioni con decorrenza 2009 sono 488.177, contro le 556.508 del 2008. Una diminuzione di oltre il 12 per cento, che però è il risultato di alcuni fenomeni diversi. Da una parte ci sono i trattamenti di vecchiaia che salgono da 131.779 a 189.179: l'incremento è di circa il 43,5 per cento. Dall'altra le pensioni di anzianità, il cui numero cala da 195.203 a 96.293, cioè di quasi il 51 per cento. Contrazione rilevante anche per l'invalidità (-26 per cento), meno marcata per i trattamenti che vanno ai superstiti (come quelli di reversibilità). La spiegazione di questi andamenti contrastanti si trova nella riforma entrata in vigore il primo gennaio del 2008, che però per il meccanismo di uscita scadenzato (le cosiddette "finestre") ha impiegato molti mesi a dispiegare i suoi effetti. Così nel 2008 sono andati in pensione coloro che l'anno precedente avevano maturato il diritto all'uscita per anzianità con requisiti più favorevoli, mentre dal 2009 si sono avvertiti in modo drastico gli effetti dell'innalzamento dell'età minima richiesta (passata da 57 a 58 e poi a 59 anni). Sempre nel 2008 però era stato introdotto il meccanismo delle finestre, ma a maglie più larghe, anche per i trattamenti di vecchiaia: chi inizialmente era stato bloccato ha potuto poi progressivamente lasciare il lavoro, contribuendo lo scorso anno all'incremento delle uscite per vecchiaia. Il calo delle pensioni liquidate è più rilevante (-16 per cento) nel fondo dei lavoratori dipendenti. Ma insieme al numero dei trattamenti, è interessante anche guardare il loro importo medio. Complessivamente scende da 878 a 783 euro mensili: questo non vuol dire però che in generale i pensionati dello scorso anno siano più poveri di quelli del 2008. Semplicemente, tra loro ci sono meno pensionati di anzianità, il cui assegno è notevolmente più generoso degli altri, e più pensionati di vecchiaia: la media complessiva risulta dunque più bassa, e si abbassa quindi anche spesa previdenziale totale. Se si guarda invece agli importi medi delle singole categorie, il confronto con il 2008 è favorevole. Per l'anzianità l'importo medio mensile è cresciuto dai 1.498 euro del 2008 ai 1.597 dello scorso anno; per la vecchiaia si passa in media da 549 a 590 euro. Sugli importi degli assegni liquidati può avere avuto qualche effetto anche la progressiva crescita delle pensioni calcolate con il sistema contributivo o misto, in linea generale meno favorevole. In totale sono state nel 2009 circa 84.000 (di cui meno di 5.000 sono contributive "pure"), contro le poco più di 69.000 dell'anno precedente. Il sistema misto (retributivo e contributivo) riguarda chi ha al primo gennaio 1996 aveva meno di 18 anni di contributi versati, il contributivo puro invece chi ha iniziato a lavorare dopo quella data (attualmente si applica solo in casi particolari). L'incidenza dei due regimi sul totale delle pensioni, escluse quelle sociali, passa dal 13 al 18 per cento: effetto che dipende in parte dal calo dell'anzianità, visto che non ci sono ancora trattamenti di questo tipo che rientrano nel contributivo, ma che è inesorabilmente destinato a proseguire nei prossimi anni.
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