ROMA. «Monica? Non la conosco». Così Guido Bertolaso ha replicato alle indiscrezioni sulla giovane brasiliana sospettata di avere avuto rapporti sessuali con il sottosegretario alla Protezione civile all'interno del Salaria sport village, il centro benessere di proprietà del costruttore romano Diego Anemone, finito nella bufera per gli appalti del G8. Davanti agli inquirenti, però, la ragazza avrebbe fatto alcune ammissioni.
«Non conosco questa signora, né ci sono stati mai con lei appuntamenti di qualsiasi genere», ha fatto sapere Bertolaso attraverso il suo legale Filippo Dinacci, negando ogni coinvolgimento in vicende di festini e tangenti. Quanto alle dimissioni, che ieri il segretario del Pd Pierluigi Bersani è tornato a chiedere, ha confermato: «Sono sempre sul tavolo del presidente Berlusconi. Gli ho detto: presidente, quando vuole, lei mi chiama e faccio le valigie in un minuto».
«Se qualcuno ha reso dichiarazioni diverse davanti all'autorità giudiziaria, fermo restando la massima fiducia nella magistratura, se ne assumerà la responsabilità» ha aggiunto Dinacci riferendosi alla giovane brasiliana. Al contrario, la fisioterapista Francesca avrebbe confermato agli inquirenti di aver praticato al sottosegretario «solo regolari messaggi».
Oggi o domani, intanto, il gip di Firenze Rosario Lupo potrebbe decidere sulle richieste di scarcerazione dei quattro arrestati nell'ambito dell'inchiesta sui grandi appalti: Angelo Balducci, direttore del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo, Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola, funzionari della stessa struttura, e l'imprenditore Diego Anemone. Il pronunciamento del giudice arriverà proprio nelle ore in una settimana cruciale, anche per quanto riguarda il nodo della competenza tra le procure.
Nel corso degli interrogatori, solo Balducci e Della Giovampaola hanno ribattuto alle accuse, mentre Anemone e De Santis (quest'ultimo recluso a Milano, gli altri tutti a Roma) si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Oggi il gip dovrebbe acquisire il parere dei pubblici ministeri, per poi pronunciarsi.
I tre indagati detenuti a Roma sono usciti dall'isolamento. Alcuni, come Balducci, hanno incontrato i propri difensori e fornito indicazioni per l'acquisizione di documenti da loro ritenuti utili per la difesa.
Gli avvocati stanno predisponendo memorie difensive e nuove istanze di scarcerazione da presentare al Tribunale del riesame. Ma quale? Non è ancora chiaro, infatti, quale ufficio giudiziario diventerà titolare dell'inchiesta. Il gip di Firenze nella stessa ordinanza di custodia cautelare ha dichiarato la propria incompetenza territoriale e, benché i presunti reati siano stati commessi per lo più a Roma, ha trasmesso gli atti (trenta faldoni) alla procura della Repubblica di Perugia a causa del coinvolgimento del procuratore aggiunto di Roma Achille Toro.
È notizia di ieri che anche la procura della capitale - che già da tempo indagava sui presunti illeciti legati alla gestione degli appalti per il G8 alla Maddalena, e non solo quelli, e si apprestava a chiedere il rinvio a giudizio degli indagati, tra i quali Balducci - ha inviato ai colleghi di Perugia gli atti affinché sia verificata l'eventuale connessione con quelli arrivati da Firenze.
In questa fase, i magistrati di Roma e Perugia avrebbero deciso di coordinarsi al fine di verificare se e quali atti dell'inchiesta romana debbano essere acquisiti al fascicolo processuale aperto a Perugia, dove il gip è alle prese con una prima importante incombenza, quella di confermare (ha 20 giorni di tempo) la misura cautelare emessa da Firenze.