Albore Mascia tenta di ricucire gli strappi, ma l'accordo non si trova. Lerri: problemi irrisolti adesso ci affidiamo al tavolo politico
PESCARA. La maggioranza resta divisa. Il tentativo fatto ieri da Mascia di ricucire gli strappi dei ribelli non è andato a buon fine. Ora ci si affida ai vertici dei partiti.
Sarà il tavolo politico con segretari e capigruppo, previsto per giovedì prossimo, a tentare di ricompattare la coalizione spaccata per l'uscita di tre consiglieri dal Pdl nel giro di una settimana e per le continue lamentele della Lista Teodoro e dell'Udc.
Ieri, il sindaco ha convocato assessori e consiglieri della maggioranza all'hotel Duca D'Aosta, sperando di poter risolvere la questione. «Voglio sapere se posso contare ancora su di voi, oppure no», ha chiesto Albore Mascia ai ribelli. La risposta è arrivata al termine dell'incontro con una dichiarazione del catoniano Domenico Lerri a nome di tutto il suo neonato gruppo Democrazia per le autonomie, costituito dopo la sua uscita dal Pdl con Livio Marinucci e Adele Caroli. «La situazione è rimasta invariata», ha affermato, «i problemi sono stati rimandati al tavolo politico». «Noi non abbiamo bisogno di niente, vogliamo solo dignità politica», ha aggiunto, «rimaniamo della nostra idea e non torneremo indietro».
Di parere diverso il sindaco, che si è detto soddisfatto per l'esito della riunione. «Il vertice», ha affermato, «ha condotto al pieno rilancio dell'intesa programmatica della coalizione di controdestra, trovando un'immediata coesione con i gruppi che si sono appena costituiti all'interno dell'alleanza. La riunione ha sortito l'effetto di confermare la piena adesione di ciascun membro del centrodestra al contratto stipulato con gli elettori 8 mesi fa».
Ma il vertice non è sembrato affatto un incontro tra amici. Fuori della porta si potevano sentire le pesanti lamentele dei consiglieri ribelli. Primo fra tutti il capogruppo Udc Vincenzo Dogali, che aveva già criticato l'amministrazione per aver formato una giunta monocolore con soli esponenti del Pdl e di Pescara futura, ora unita in confederazione con il Popolo della libertà. «Abbiamo sempre garantito il nostro voto in consiglio», ha sottolineato, «ma non abbiamo avuto pari dignità politica». Infine, la Lista Teodoro continua a chiedere il rispetto degli accordi che prevedevano un assessorato.