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Data: 19/02/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Cgil: «Fisco iniquo con i dipendenti» Il 12 marzo lo sciopero «Vessato soltanto chi non può evadere».

ROMA. Il fisco italiano è iniquo e vessatorio su lavoratori dipendenti e pensionati. La Cgil prepara lo sciopero generale del 12 marzo sull'urgenza di una riforma, denunciando il divario del potere d'acquisto tra le famiglie dei lavoratori dipendenti-operai e quelle di imprenditori-liberi professionisti.
Secondo i dati dalla confederazione, quest'ultima categoria ha «guadagnato» 16.407 euro mentre gli impiegati e gli operai hanno perso rispettivamente 2.097 e 1.848 euro. Sebbene a causa della crisi si sia ridotta l'occupazione e la massa salariale, la pressione fiscale sul lavoro è rimasta superiore a quella globale: nel 2008 era pari al 42,8% mentre lo scorso anno è cresciuta al 43,3%. La pressione fiscale sul lavoro, nel 2008 al 44%, è salita al 44,4%. Questa situazione conferma che negli ultimi anni l'impatto è decisamente negativo «solo sul potere d'acquisto dei redditi netti familiari la cui persona di riferimento è un lavoratore dipendente», spiega Agostino Megale, segretario confederale della Cgil. La crisi «aumenta la forbice del potere d'acquisto dei redditi - prosegue- accentuando le diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza».
Sono alcune delle motivazioni alla base dello sciopero generale sulla riforma fiscale proclamato dalla sola Cgil (senza Cisl e Uil che non hanno aderito) per il 12 marzo. «Sul fisco - avverte il leader nazionale della Cgil, Guglielmo Epifani - siamo arrivati a un punto di tensione oltre il quale la corda si può spezzare». Non è possibile, prosegue, che nelle classifiche dei redditi primeggino sempre pensionati e lavoratori dipendenti. Epifani definisce una vergogna lo scudo fiscale soprattutto perché «garantisce l'anonimato: ora capisco perché sulla tracciabilità è stato fatto un passo indietro». Davanti al rifiuto di Cisl e Uil a mobilitarsi, Epifani replica che lo sciopero lo avrebbe voluto unitario come era stato previsto durante il governo Prodi se non fossero arrivati cambiamenti sul fisco: «Un'organizzazione sindacale ha il dovere di agire» di fronte a un governo «che neppure convoca un tavolo». La Banca d'Italia, intanto, conferma che i giovani scolarizzati vanno via dal Mezzogiorno per cercare lavoro in altre aree del Paese. Il Pil per abitante - nonostante sia cresciuto a un ritmo analogo a quello, modesto, delle altre regioni - è inferiore del 60% di quello del centro nord. Anche la crescita dell'occupazione, secondo lo studio di Bankitalia su «Mezzogiorno e politiche regionali», è stata inferiore al Sud dove un quinto del lavoro è irregolare.

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