L'azzeramento del progetto della Strada pendolo è una responsabilità che l'amministrazione cittadina di centrodestra dovrà accollarsi: così è se troverà conferma il documento riservato spedito una settimana fa a Palazzo di città. Secondo quelle carte, c'era modo per recuperare la procedura d'esproprio per la bretella e dunque salvare un'opera strategica per la città. Al contrario, la Strada pendolo è stata affossata nel momento in cui il centrodestra s'è reso conto di non poterla più far partire a fine 2009 e di non poterla più neppure inserire nel triennale delle opere pubbliche per il 2010: la conseguenza è che si dovrà ricominciare dal preliminare con uno slittamento di tempi che rischia di determinare la perdita dei finanziamenti.
Il documento, tenuto finora segreto, mira a rimettere a posto i tasselli del puzzle e definire responsabilità. Nel mirino è finito l'architetto Antonio Biase, dirigente ai Lavori pubblici sostituito a gennaio da Tino Taraborrelli. In un fascicolo di dodici pagine - con allegate email tra studio tecnico e dirigente - è contenuta la relazione che la società "Integra", curatrice dell'iter progettuale, ha inviato il 12 febbraio scorso al responsabile dell'Area tecnica e Lavori pubblici del Comune, ingegner Taraborrelli, di cui è a conoscenza anche l'architetto Biase. Un dossier «per fornire alcuni chiarimenti e precisazioni» si legge «sul raddoppio del Ponte di Villa Fabio e rotatoria di connessione alla Strada pendolo». Integra, scrive l'ingegner Massimo Pietrantoni, ribadisce di aver «sempre operato nel rispetto delle normative». Il tecnico ripercorre la cronistoria del procedimento, citando pareri, correzioni, criticità e difficoltà legate a differenze tra progetto definitivo e preliminare. «A novembre 2009 viene nominato dirigente Antonio Biase e ad Integra viene chiesto di modificare il progetto definitivo e in particolare di eliminare la rampa D (uscita dall'asse attrezzato da Chieti) per motivi legati a difficoltà espropriative (di un terreno che ospitava una concessionaria d'auto), come evidenziato dall'architetto Coppa (settore espropri del Comune). Il 16 dicembre c'è la consegna il progetto definitivo modificato e aggiornato e viene chiesto ad Integra di predisporre lo studio per il nulla osta dei Beni ambientali, cosa che viene fatta (dal progetto è sparita la "rampa D"). Ogni modifica fu concordata con il dirigente Biase - si legge nel fascicolo di Integra - il quale, tuttavia, da quel momento «non ha mai più dato risposta alle nostre richieste di conferma delle decisioni prese, nè ha mai prodotto documentazioni ufficiali limitandosi a conferme verbali». In sostanza, il progetto della strada Pendolo poteva essere salvato e realizzato, dice Integra. L'ex dirigente Biase, per contro, ha sempre sostenuto di aver riscontrato irregolarità nella procedura di esproprio e di aver bloccato tutto proprio per questa ragione. E a rimetterci è la città.