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Pescara, 22/04/2026
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Data: 20/02/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Stop di Tremonti al ddl anti-corrotti. «Non passeremo al giustizialismo». Il consiglio dei ministri rinvia la discussione

Riunione tesa e fuoco di sbarramento contro Alfano

ROMA. Berlusconi l'aveva annunciato e da subito il Guardasigilli Alfano e l'onorevole Ghedini, avvocato del premier, ci avevano lavorato fino a notte per riuscire a presentarlo ieri.
Ma alla fine il testo del disegno di legge, con l'inasprimento delle pene per i corrotti e la incandidabilità per chi ha commesso reati, non ha visto la luce. Alfano lo ha portato in consiglio dei ministri, scontrandosi con un'ostruzione durissima da parte dei suoi colleghi. Un'opposizione inespugnabile che ancora una volta dà la misura delle tensioni nel Pdl, come accaduto anche nella vicenda che sta coinvolgendo il sottosegretario Bertolaso. Divisioni e gelosie. Il ministro Tremonti ha affrontato Alfano a muso duro: «Non se ne parla nemmeno. Ma come, abbiamo fatto una legge per abbassare i termini di prescrizione dei reati (la ex Cirielli ndr) e ora rafforziamo le pene per la corruzione passando al giustizialismo?». La reazione del potente ministro dell'Economia ha incoraggiato gli altri ministri ad avanzare "emendamenti", obiezioni, proposte per completare (o depotenziare) i contenuti del ddl. Da Frattini a Matteoli, fino a Brunetta che ha chiesto di integrare il tutto con la parte relativa alla pubblica amministrazione. E poi la Lega: il ministro della Semplificazione normativa, Calderoli, ha insistito sulla necessità di rivedere la legge del 2000 che riguarda le sanzioni previste per gli amministratori locali e la loro possibilità di ricoprire le cariche. Il ministro La Russa ha invece fatto notare che manca la parte relativa alla prevenzione.
Bersagliato dal "fuoco amico" Alfano non ha potuto che ritirarsi in trincea. Da Berlusconi nessuna reazione, attaccato dalle opposizioni che lo hanno accusato di aver architettato l'ennesimo spot. Casini: «Ho una grande paura, che la lotta contro la corruzione faccia la fine del piano casa, un ennesimo spot. Case non se ne sono mai viste». Bersani e Franceschini (Pd) già ieri avevano protestato per il "balletto" delle dimissioni-non dimissioni del sottosegretario Cosentino, e sospettavano che anche il ddl-corruzione avrebbe seguito lo stesso copione: «Berlusconi si risveglia tutto d'un colpo - ha detto Bersani -, ma a me più che un nuovo provvedimento basta che si dica "togliamo di mezzo il processo breve". Questo sarebbe un passo in avanti». Di Pietro parla di ennesima truffa elettorale: «È assurdo poi - ha aggiunto - che si parli di disegno di legge mentre si utilizza lo strumento del decreto legge (che ha un iter molto più spedito ndr) per far passare altre mostruose norme ad personam». Debole la difesa del centrodestra, impantanato tra gli annunci del premier e la riottosità dei ministri. Nella conferenza stampa dopo il tempestoso vertice dell'esecutivo, i ministri si sono affannati ad assicurare che "c'è un via libera di principio delle misure illustrate da Alfano".
In un comunicato quindi la promessa: «L'esame del ddl corruzione sarà completato nella prossima riunione del consiglio dei ministri». Cioè la prossima settimana.

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