ROMA. Berlusconi non ne può più del Pdl. Al di là delle rituali smentite, il Cavaliere è sfinito dalle beghe continue, dalle lotte intestine, dai «giochi di potere» che paralizzano la sua creatura a ogni livello. Motivo per cui sarebbe incerto fra l'ipotesi minima di un azzeramento dei vertici (tanto che La Russa si è detto ieri pronto a fare «un passo indietro») e quella di lanciare, subito dopo le regionali, un vero e proprio tsunami. Una nuova svolta movimentista che azzeri dalle fondamenta il Pdl e dia vita all'ennesima metamorfosi in salsa populista.
Sono almeno tre i fronti da cui si sente accerchiato Berlusconi. Da una parte gli scontri continui fra i suoi ministri. Dall'altra la moltiplicazione dei suoi esponenti a rischio giudiziario e infine gli "smarcamenti" che si moltiplicano in vista della corsa alla sua successione. L'ultimo atto è andato in scena appena venerdì scorso, nel consiglio dei ministri che avrebbe dovuto varare il decreto anticorruzione. In quell'occasione è tornata alle stelle la tensione fra Tremonti e Brunetta. «Questa volta lascio, lascio davvero», avrebbe tuonato il ministro dell'Economia. E secondo una fonte insospettabile, il "Giornale", Tremonti, ricondotto alla ragione dal Cavaliere, avrebbe sbottato: «Finiremo come la Grecia».
Sul fronte giudiziario è allarme rosso nel Pdl. A ogni livello. Dai guai giudiziari che investono il coordinatore Denis Verdini, sul fronte dello scandalo G8, alla voce insistente che vorrebbe un assessore della giunta lombarda di Formigoni a rischio di arresto. Anche fare le liste per le regionali in Lombardia è diventato complicato. Difficile infatti predicare di mettere i corrotti fuori dai partiti e poi candidare Gianluca Rinaldini, consigliere regionale rinviato a giudizio per corruzione, falso e finanziamento illecito ai partiti. E il suo non è l'unico caso spinoso che oggi dovrà risolvere il nuovo vertice convocato ad Arcore.
Anche la corsa alla sua successione si sta trasformando in un calvario per il Cavaliere. Dopo i ripetuti strappi di Fini, dopo i comportamenti anomali di Tremonti, dopo l'inaspettato pronunciamento della Carfagna (per Fini), Berlusconi ha una priorità: essere lui a designare il suo successore. Rifare i connotati al Pdl potrebbe servire anche a questo.