Questa volta erano più dei trecento dell'altra domenica. Gli aquilani sono tornati in centro, come la settimana scorsa, ancora più esasperati e arrabbiati, per appendere simbolicamente delle chiavi sulle transenne del Corso e dire così: «Riprendiamoci la città perché senza centro storico non c'è città, ma solo disgregazione». Non si sono accontentati di varcare le barricate per raggiungere piazza Palazzo e hanno proseguito oltre, raggiungendo via Sallustio, una delle arterie principali, e da lì tutti quei vicoli e vicoletti interdetti ai cittadini dopo il terremoto. Quelle stesse traverse dove le macerie non sono state neanche ordinate e le porte e le finestre sono spalancate, in balìa di chiunque. I più anziani, radunati, in un angolo di piazza Palazzo, hanno cantato: «L'Aquila bella mè, tu mi sci vist' è nasce tu mi sci vist' è scesce, cuscì te voglio revedè». «È il regalo più bello che potevo farmi per il mio compleanno di domani - ha commentato Donatella Capulli, tra i manifestanti - perché non avrei mai sperato di poter tornare alle mie strade, dove sono nata». Diversamente dalla scorsa settimana, quando nessuno dei politici era intervenuto alla manifestazione, stavolta sia il sindaco, Massimo Cialente, sia la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, che ha appeso una chiave ai Quattro Cantoni, proprio sotto le finestre del Palazzo della Biblioteca, dove fino al 6 aprile si trovavano i suoi uffici, si sono uniti ai manifestanti per un confronto. Manifestanti che non hanno risparmiato critiche all'indirizzo di Cialente, vice commissario della ricostruzione, per i ritardi negli interventi nel centro storico e nella rimozione delle macerie. «Sono io che chiedo a voi di stare con me perché sono stato solo» ha replicato con rabbia Cialente. Poi ha proseguito: «L'approccio è stato volto anzitutto a tamponare l'emergenza, mentre noi non abbiamo avuto gli strumenti per attivare la ricostruzione vera e propria. A settembre erano pronte le prime linee guida per il centro storico». «Era necessario creare una struttura ad hoc, un'unità di missione solida, per affrontare una situazione abnorme - ha detto ancora -. Ora l'unità di missione è fatta. Possiamo intervenire». Il sindaco ha puntato l'attenzione sul problema delle macerie: «Non è possibile trattare 4 milioni di tonnellate con la normativa dei rifiuti solidi urbani: è una follia. Di questo problema non può farsene carico il sindaco, il Governo deve darci una mano». Per Cialente serve l'aiuto di «organi preposti al controllo del territorio, il Corpo forestale» fino anche all'«Esercito» perché «senza togliere le macerie non si può neppure pensare di ricostruire». A ciò si aggiunge, ha sottolineato, il fatto che «non si sta facendo nulla per il rilancio produttivo e la gente è disperata. Il Comune non ha avuto ancora i rimborsi dei mancati tributi e rischiamo il dissesto». Nel corso della mobilitazione, alcune persone hanno rivolto contestazioni a una troupe del Tg1, guidata dalla giornalista Maria Luisa Busi, in Abruzzo per un servizio per il settimanale di approfondimento Tv7. I manifestanti hanno contestato la loro presenza sul posto, gridando: «Scodinzolini, scodinzolini!» e accusando l'emittente nazionale di avere diffuso un'immagine falsata della situazione in Abruzzo. A loro, la giornalista ha replicato: «Capisco la situazione e capisco gli aquilani» e ha parlato di una contestazione «molto forte nei confronti del Tg1». «Quello che io posso dire - ha spiegato poi Busi all'Ansa - è che io sono qui per fare il mio lavoro onestamente e non posso rispondere, ovviamente, dell'informazione a livello generale che il Tg1 ha fatto nel corso di questi dieci mesi dal terremoto. Posso solo dire che quello che ho visto all'Aquila, in questi giorni con i miei occhi, è molto più grave di come talvolta è stato rappresentato: migliaia di persone sono ancora in albergo». Nuovo appuntamento per un'altra manifestazione domenica prossima, sempre nel centro della città.