Si conoscerà questa mattina la decisione del giudice per l'udienza preliminare che sta giudicando l'ex sindaco Luciano D'Alfonso per il concorso con il quale Guido Dezio è diventato dirigente del Comune di Pescara. L'udienza è cominciata ieri con la requisitoria del Pm Paolo Pompa che ha chiesto la condanna ad otto mesi per Dezio e a sei mesi ciascuno per i componenti la commissione esaminatrice: e cioè gli avvocati Paola Di Marco, Carlo Montanino e l'ex segretario generale del Comune, Vincenzo Montillo. Per D'Alfonso, l'unico a non chiedere il rito abbreviato, il Pm ha comunque chiesto al gup Guido Campli il rinvio a giudizio. Dopo Pompa, che ha parlato per circa due ore sostenendo in sostanza l'esistenza di disegno preciso di tutti gli indagati per far ottenere a Dezio un posto che secondo la procura non avrebbe potuto ricoprire per mancanza dei requisiti, è stata la volta del collegio difensivo. Per Dezio hanno parlato gli avvocati Medoro Pilotti Aielli e Marco Spagnuolo, per i tre della commissione Augusto La Morgia e Giulio Cerceo, per D'Alfonso, Giuliano Milia. Un parterre di professionisti di prim'ordine che ha smontato pezzo per pezzo l'accusa e la ricostruzione fatta dal Pm che alla fine è stato costretto a replicare. Per questo motivo il giudice ha poi disposto il rinvio a questa mattina: per consentire le repliche dei difensori e poi ritirarsi per la decisione. Tutto il procedimento, lo ricordiamo, ruota attorno a questi requisiti di Dezio che, secondo l'accusa, sarebbero stati costruiti ad arte da tutti i protagonisti, sotto la regia di D'Alfonso, amico di vecchia data di Dezio. Una ricostruzione che manca però di un tassello fondamentale: e cioè il funzionario regionale, Giuseppe D'Urbano, che il Pm, circa un anno dopo la chiusura dell'indagine, ha indagato per falso sul presupposto che quest'ultimo abbia costruito i requisiti per Dezio. Ma se così fosse diventa difficile comprendere il ruolo di D'Alfonso nella vicenda (che si è soltanto limitato a prendere atto della decisione della commissione) e della stessa commissione che non aveva certo il dovere di verificare la sussistenza dei requisiti che qualcun altro avrebbe dovuto fare in precedenza. Tutto è dunque ora nelle mani del gup Campli, un giudice di grossa esperienza e di indubbia professionalità. Per D'Alfonso si tratta del primo banco di prova: ad attenderlo ci sono altri due procedimenti molto più complessi che già sono giunti alla fase dell'udienza preliminare.