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Data: 24/02/2010
Testata giornalistica: La Stampa
Sindacati in piazza contro Zapatero. Cartelli e bandiere delle sigle contro il governo. Scontro aspro sull'età pensionabile: il governo vuole aumentarla a 67 anni

Per la prima volta da quando Josè Luis Zapatero è al potere in Spagna i sindacati sono scesi in piazza questa sera in tutto il Paese contro un progetto del governo socialista, il piano di riforma delle pensioni, che propone di innalzare da 65 a 67 anni l'età del pensionamento. Le due grandi organizzazioni sindacali, l'Ugt e le Comisiones Obreras (Ccoo), vicine al Psoe di Zapatero, hanno organizzato cortei nelle principali città spagnole, Madrid, Barcellona e Valencia per denunciare quello che il segretario delle Ccoo, Ignacio Toxo, ha definito «l'errore» del governo.

A Madrid hanno sfilato migliaia di persone per la centralissima calle Alcalà e la fontana di Cibeles. Gli striscioni più significativi quelli che riportavano le parole pronunciate qualche giorno fa dal segretario generale di Ugt Candido Mendez «Zapatero così no!» o quelli più spontanei come: «Ho lottato contro il Pp e mi ha defraudato Zp». Alla manifestazione di Barcellona hanno partecipato 20 mila persona per le forze dell'ordine, 50 mila persone secondo i sindacati, che la definiscono una delle più grandi manifestazioni degli ultimi 4 o 5 anni. Ha aderito anche una ventina di associazioni cittadine. Migliaia i partecipanti anche a Valencia.

Per il quotidiano El Pais, la grande mobilitazione segna l'inizio della fine dell' «idillio», durato sei anni, dei sindacati con l'esecutivo socialista: «Per la prima volta scendono in piazza contro il governo di Josè Luis Zapatero» scrive il giornale vicino ai socialisti. Il premier oggi ha cercato di stemperare la tensione, offrendo dialogo ai sindacati, dicendo che li «ascolterà»: «Il governo non decide per decreto» ha promesso. Ma i sindacati, scrive la stampa, non si fidano.

La mobilitazione interviene mentre il premier ha avviato una manovra di austerità - con tagli per 50 miliardi su tre anni - e di riforme per fare uscire il Paese dalla recessione, che lo impantana dal 2008, e per ristabilire la fiducia dei mercati nella capacità del governo di Madrid di riprendere il controllo dei conti pubblici, in deficit dell'11,4% alla fine del 2009.

Zapatero ha proposto di portare a 67 anni l'età del pensionamento e di riformare il mercato del lavoro, aprendo un tavolo negoziale con sindacati e imprenditori. In parallelo ha proposto un Patto di Stato anti-crisi all' opposizione, che ha invitato a «are Paese» davanti alla gravità della situazione economica e al rischio che la Spagna venga contagiata dalla «sindrome greca». Secondo diversi guru dell'economia internazionale, in assenza di contromisure urgenti sul fronte delle riforme e della riduzione del deficit la Spagna potrebbe diventare il «principale rischio» per la zona euro.

Oggi in appoggio alle riforme messe in cantiere da Zapatero sono intervenuti la Banca di Spagna, il segretario dell'Ocse, Angel Gurria, e il presidente della Commissione europea, Manuel Barroso. «È necessario riformare il sistema delle pensioni», ha detto il capo del 'governò europeo dopo una riunione congiunta della Commissione con l'esecutivo spagnolo, presidente di turno dei 27: «Se guardiamo la situazione demografica europea, c'è un problema di sostenibilità», ha affermato. A Madrid anche Gurria ha appoggiato il progetto di Zapatero, sottolineando che «le pensioni devono essere vincolate alla speranza di vita», oggi di 20 anni superiore a quella di 40 anni fa, quando vennero gettate le basi dell'attuale sistema pensionistico europeo.

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