Si autosospende dall'Ama servizi Stefano Andrini, amico del sindaco con un passato da picchiatore
ROMA. E' intorno ad An che ruota la vicenda di Nicola Di Girolamo. Lo dice il gip di Roma, lo dicono le intercettazioni, lo dice Mirko Tremaglia, deputato Pdl, l'uomo che più di tutti ha voluto il voto degli italiani all'estero. «Nicola Di Girolamo - dice Tremaglia - è stato bocciato come senatore: non è mai stato senatore. La decisione della giunta delle elezioni del Senato doveva essere confermata o respinta. Invece, con un espediente procedurale, non venne né approvata né respinta, ma venne sospesa». Una procedura, quella del 2008, che ora i magistrati vorrebbero fosse chiarita. Di chi fu l'idea? Del relatore, Andrea Augello, l'uomo che ha aiutato Alemanno a scalare il Campidoglio e che ora lavora per portare Renata Polverini a presidente del Lazio.
Già, Alemanno. Stefano Andrini, fino a ieri pomeriggio amministratore delegato di Ama servizi, la società che si occupa della raccolta rifiuti a Roma, è un uomo di Alemanno. Difeso a spada tratta dal sindaco quando, al momento della nomina in una delle municipalizzate più forti della capitale, salto fuori dal passato un episodio di squadrismo del quale Andrini era stato protagonista, indicato come picchiatore.
Secondo il Gip di Roma Andrini e Gianluigi Ferretti, già segretario dell'onorevole Tremaglia, sono proprio quelli che con Gennaro Mokbel scelgono Bruxelles come residenza fittizia di Nicola Di Girolamo. La residenza individuata per Di Girolamo è un'abitazione in uso a un giovane borsista pugliese al parlamento europeo, amico di Andrini. «Non sono indagato - dice Andrini a metà di una giornata di fuoco - ho deciso di autosospendermi dal ruolo di amministratore delegato di Ama servizi ambientali per senso di responsabilità istituzionale». Con tutta probabilità perché pressato dal sindaco Gianni Alemanno che, infatti, subito lo ringrazia «per la sensibilità dimostrata» e mette in chiaro che «adesso Panzironi (presidente Ama ndr) trasferirà le funzioni a un'altra persona e, quindi, di fatto è come se Andrini si fosse dimesso».
Di Girolamo intanto prova a difendersi. Convoca una conferenza stampa: la faccia contrita e l'atteggiamento da vittima, si limita a proclamarsi innocente, evitando di rispondere alle domande. Parla di «tempesta sulla mia persona», di «massimo rispetto per i magistrati ma non conosco le carte. Tutti i fatti contestatimi non mi appartengono. Non ho mai avuto contatti con la 'ndrangheta». Ma ecco cosa scrive il gip di Roma nella richiesta di arresto: «Di Girolamo risulta essere promotore e a capo di un'associazione per delinquere che ha commesso delitti di eccezionale gravità e ha cagionato all'erario un danno stimabile in oltre 370 milioni di euro». E va arrestato perché «c'è pericolo di fuga anche per gli ingenti capitali che Di Girolamo ha accumulato all'estero».