In tutta la zona rossa le macerie sarebbero circa 4,5 milioni di tonnellate
MILANO - Sono circa duemila gli aquilani che partecipano alla «rivolta delle carriole», organizzata per sgomberare il centro storico dalle macerie del terremoto del 6 aprile 2009. Dopo alcuni momenti di tensione al passaggio del corteo davanti a uno striscione che segnala i lavori in corso del «Consorzio Federico II» (del quale fa parte la società Btp coinvolta nell'inchiesta della Procura fiorentina sugli appalti per il G8), con i manifestanti armati di pale e carriole che hanno gridato «vergogna, vergogna», la situazione è rientrata e ora il «popolo delle carriole» sta lavorando alla rimozione delle macerie: da piazza Palazzo a piazza Duomo quasi duemila persone, schierate in due ali di folla, consentono il passaggio di secchi pieni di terra, mentre gli altri continuano a depositare nelle carriole materiali da recuperare perché utili alla ricostruzione. Al di là dell'intento di protestare contro i ritardi nei lavori di sgombero per restituire il centro storico alla città, oggi all'Aquila il clima è di festa: ci sono intere famiglie, promotori dei comitati cittadini, palloncini. A svegliare gli aquilani, questa mattina, un sms che recitava, in dialetto, «sveglia, rizzete e vè a lavorà con noi pè sgombrà L'Aquila dalle macerie».
TONNELLATE DI MACERIE - Ma quante sono le macerie ancora accatastate nella cosiddetta zona rossa? Una prima stima di Protezione civile e Vigili del fuoco, rende noto Legambiente che oggi ha presentato un dossier sulla situazione dell'Aquila, si parla di una forbice che solo per il comune dell'Aquila va da 1,5 a 3 milioni di metri cubi, pari a circa 4,5 milioni di tonnellate. Circa un terzo del totale, vale a dire 1 milione di metri cubi, si trova sulle strade, mentre 2 milioni di metri cubi sarebbero quelli accumulate all'interno delle case e nei cortili. Per dare il via alla ristrutturazione degli edifici, spiega Legambiente, sarebbe quindi sufficiente spostare circa un terzo delle macerie: potrebbero partire, così, i lavori sui circa 10 mila edifici danneggiati tra centro storico e frazioni, con le uniche variabili dei 140 siti sotto sequestro per le inchieste della magistratura sui crolli "dolosi" e il materiale "sensibile" proveniente da edifici di pregio storico-architettonico. Legambiente precisa quindi che «non è vero che non si conosce la classificazione del rifiuto-maceria e che non si sa come trattarlo. Già il "decreto Abruzzo" del 28 aprile 2009 prevedeva una riclassificazione delle macerie (da crollo e da demolizioni controllate) come rifiuti urbani con codice Cer 20.03.99. In quanto tali, esse sono sottoposte al divieto di smaltimento fuori dall'Abruzzo e se si deciderà di "esportarle" tal quale, sarà necessario introdurre una deroga con un decreto ministeriale ad hoc. Preventivamente trattate potrebbero, invece, uscire dalla regione ed essere ospitate in impianti nel resto del Paese senza bisogno di deroghe».