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Pescara, 22/04/2026
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Data: 02/03/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Mascia sbatte la porta in faccia ai dissidenti. Il sindaco: «Nessun rimpasto». Catone e Teodoro schierano le truppe in vista del bilancio

Schermaglie per aumentare il proprio peso politico, per non essere più quelli a cui si chiede di votare sì o no a comando. Quella di ieri è stata la giornata dei messaggi, non proprio pacifici, inviati al sindaco da teodoriani e catoniani che chiedono più considerazione. E in vista dell'incontro al tavolo politico del pomeriggio, ieri hanno chiesto al sindaco di mettere a punto un rimpasto di giunta per far posto a loro che si sentono emarginati. Rimpasto - questa la postilla pesante - che il sindaco dovrà definire prima che in aula si apra la discussione sul bilancio.
Parole dure, risuonate più come minacce che come richieste, alle quali il primo cittadino ha subito risposto picche: «Non mi faccio intimorire, né tantomeno mi faccio impartire ordini da nessuno. Non ho intenzione di optare per il rimpasto, non è prevista nessuna rotazione» ha detto con determinazione Luigi Albore Mascia. A premere nei suoi confronti sono stati soprattutto i teodoriani che, perso l'assessorato ai Lavori pubblici affidato ad Alfredo D'Ercole, sono tornati a rivendicare una delega in giunta. Dal canto proprio, i catoniani hanno puntato i piedi perché ora, con tre consiglieri, si sono stancati di non essere interpellati: specie per decisioni importanti come quella del parcheggio di scambio sull'area ex Tinaro.
Le contromosse dei dissidenti non sono tardate ad arrivare. Dopo la passeggiata domenicale di Gianni Teodoro con Giampiero Catone, ieri il sodalizio s'è consolidato proprio mentre il consiglio comunale ritirava il regolamento del mercato ittico all'ingrosso che, copiato da quello di Savona, s'è trasformato in un pastrocchio. Seduto in prima fila, Giampiero Catone - accompagnato dal nipote e consigliere provinciale Vittorio, scortato da Adele Caroli, Livio Marinucci e Nico Lerri - s'è intrattenuto con Gianni Teodoro (senza i suoi boys: Massimiliano Pignoli era a casa messo ko dal mal di stomaco, Vincenzo Di Noi è arrivato solo in seconda battuta). L'incontro è durato dieci minuti, sufficienti per ricordare a Luigi Albore Mascia, seduto lì di fronte, che non è lui il solo a comandare: e se non concederà aperture, corre il rischio di tornarsene a casa. Il clima è teso e i cinque consiglieri dissidenti (ma potrebbero diventare di più) minacciano di rivelarsi ben più di un bastone fra le ruote per il centrodestra. Avvisaglie dei possibili effetti si sono avute già nelle votazioni di ieri: Caroli e soci sono usciti dall'aula facendo mancare il loro appoggio. Un segnale forte prima del tavolo politico di maggioranza tenuto poi in sala giunta: lì i dissidenti hanno rinnovato le loro richieste al sindaco; a loro si è aggiunta anche l'Udc che pure rivendica uno spazio in giunta. Un problema politico che il vicecommissario regionale Enrico Di Giuseppantonio intende esaminare al coordinamento regionale del partito, pur avendo assicurato fedeltà al mandato degli elettori.
La Caroli ha ribadito di non puntare alla poltrona in giunta: «Non m'interessa fare l'assessore, chiedo però di non essere esclusa come è accaduto col coordinamento cittadino del Pdl. Come pure non è stato giusto escludere Teodoro, la cui lista ha riportato oltre il 5% senza il quale Mascia oggi non sarebbe sindaco». Critico pure Nico Lerri: «Dobbiamo comportarci forse come Pescara futura che ha ottenuto tutto quel che voleva?». Teodoro, infine, non indietreggia: «Non si tratta solo dell'assessorato, ma anche del programma presentato in campagna elettorale e di rispettare chi ci ha votato». Per Mascia si profila l'ennesima crisi.


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