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Pescara, 22/04/2026
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Data: 02/03/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Caos elezioni - La furia di Berlusconi: incompetenti e burocrati, nel partito cambierò tutto

ROMA - Il film della giornata di sabato scorso, Silvio Berlusconi lo custodisce in un appunto consegnatogli ieri mattina. Nella nota si legge come e perché il centrodestra a Roma non sia riuscito a presentare la lista del Pdl. Lo stesso appunto è giunto nelle mani di Gianfranco Fini. Stavolta il giudizio dei due fondatori del Pdl nei confronti di chi ha combinato un pasticcio che rischia di compromettere tutta la campagna elettorale, e non solo il voto nel Lazio, è lo stesso: «Irresponsabili cialtroni».
Ore 9 di sabato mattina, il coordinatore regionale del Pdl Vincenzo Piso (ex An) si ritrova con il suo vice Alfredo Pallone (ex FI) per discutere gli ultimi ritocchi alla lista. Pallone considera squilibrata la composizione del gruppo dei futuri eletti e chiede che da undici a cinque a sfavore di Forza Italia si passi a dieci a sei per gli ex di An. Piso resiste, ma alla fine capitola. Si decide di tagliare il nome di Samuele Piccolo, recordman di voti in più di un'elezione e uomo poco controllabile dall'apparato. Gianni Sammarco, coordinatore romano del partito, viene avvertito. Forse è lo stesso Sammarco a mettere in guardia Piccolo che si reca direttamente all'ufficio del Tribunale e controlla la lista che Alfredo Milioni (l'uomo delegato dal partito a consegnare i documenti) alle 11 e trenta porta nell'Ufficio elettorale del Tribunale. Piccolo se ne va. Milioni aspetta un po' e poi, dopo una telefonata, esce. Forse era Pallone dall'altro capo del filo. Fatto sta che Milioni lascia il tribunale per prendere la nuova lista. Ma non fa in tempo.
La lettura di tutto ciò, anche se i nomi dei protagonisti gli dicevano poco, ha comunque mandato su tutte le furie il Cavaliere che ieri ha accusato il partito di «dilettantismo» e «arroganza». «Chi ha sbagliato pagherà», ripeteva ieri il premier, per una volta d'accordo con il presidente della Camera.L'irritazione del presidente del Consiglio è tale che ieri non ha voluto partecipare ad una sorta di riunione d'emergenza che a palazzo Chigi ha visto intorno ad un tavolo i ministri Maroni, Ronchi e La Russa con il sindaco Alemanno. Al decreto il premier non ha mai pensato e ieri, assieme a Fini, ha preso anche le distanze dall'appello al capo dello Stato che considera «un vero e proprio boomerang», vista la scontata risposta del presidente della Repubblica. E' facile prevedere che la delusione del premier per un partito che non riconosce più, «fatto di burocrati, organigrammi e candidati», molto presto finirà per investire anche i vertici nazionali del partito già provati da inchieste giudiziarie e scontri interni. Certo non consola il premier la previsione di Paolo Bonaiuti che ieri sosteneva essere una vittoria anche «passare da due a quattro regioni». Ovvero vincere di nuovo in Lombardia e Veneto strappando Campania e Calabria al centrosinistra. Un po' poco considerando le attese del premier di qualche mese fa. Ancora meno se si conteranno i voti, visto che gli elettori-Pdl della provincia di Roma rischiano di non sapere dove mettere la croce per colpa di «un gruppo di dilettanti allo sbaraglio», come li definiva ieri sera il presidente della commissione Trasporti della Camera Mario Valducci.
Per tutta risposta ieri il Cavaliere ha chiamato a palazzo Grazioli la Brambilla, ministro e coordinatrice dei neonati Promotori della Libertà. Un segnale chiaro, anche se sono in pochi a credere che la "Rossa" abbia stavolta la forza per ridare entusiasmo ai delusi del Pdl.

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