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Pescara, 22/04/2026
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Data: 02/03/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Caos elezioni - Il pasticcio romano? Una rissa sui nomi. Il Cavaliere sarebbe intervenuto in extremis sulle candidature. C'è stata battaglia sui quattordici con l'elezione sicura

ROMA. Che a lasciar fuori il Pdl dalle regionali del Lazio sia stato un panino (versione di Alfredo Milioni) ci credono davvero in pochi. Ma ancora meno sono quelli disposti a credere che al rappresentante del Pdl sia stato impedito con la forza la presentazione delle liste da parte di un picchetto violento composto da radicali e poliziotti (ultima versione elaborata dagli avvocati del Pdl).
La versione più credibile del Grande Pasticcio resta dunque quella della rissa, anche oltre il fotofinish, sulla composizione della lista. Meglio, sulla composizione del listino, vale a dire quell'elenco di 14 nomi che, in caso di vittoria, sono sicuramente eletti insieme al candidato presidente. Dopo settimane di scontri durissimi, da quella corsia preferenziale è stato fatto scendere all'ultimo minuto l'uomo di Storace, Vittorio Messa, e al suo posto la Polverini ha voluto imbarcare l'ex assessore di Marrazzo alle Politiche sociali, Alessandra Mandarelli (per ironia eletta nel 2005 con la Rosa nel pugno). Per il resto 7 nomi sono andati agli ex forzisti (fra cui gli assistenti di Cicchitto, di Sacconi e Tajani), 3 agli ex An e 3 all'Udc.
Inevitabile che adesso Storace se la rida, pregustando un risultato per la lista della Destra (regolarmente presentata) ben al di là delle previsioni. Beffardo, l'ex governatore ha ieri assunto sul suo sito un tono magnanimo, ma anche vagamente canzonatorio, assicurando che la Destra garantirà «il diritto di governare con noi la Regione» anche a chi è stato «escluso dalla battaglia elettorale in prima persona».
Ma lo scontro più duro che continua a lacerare il Pdl è ovviamente quello fra Berlusconi e Fini. Non a caso una delle ipotesi che si fanno sull'incredibile ritardo con cui è stata presentata la lista è quella di un intervento diretto del Cavaliere che avrebbe voluto cambiare qualcosa in extremis. A testimoniare il clima che si respira nel centrodestra basta scorrere i commenti del popolo del Pdl nel sito del partito. «Fini e i suoi cacciateli a pedate! Stanno tramando per incolpare Berlusconi delle liste nel Lazio e in Lombardia», scrive Emiliano. Ed è tutto un appellarsi a Silvio perché mandi a casa i «doppiogiochisti», gli «inutili idioti», chi lo «pugnala alle spalle». Ma persino nella pancia del Pdl questa volta sono pochi quelli disposti a credere che sia tutta colpa delle «toghe rosse», molti di più quelli che si lamentano per un «partito allo sbando».

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