Il «popolo viola» oggi protesta davanti a Via Teulada
ROMA. La Rai spegne i talk show fino al voto. Sarà la prima campagna elettorale senza Michele Santoro, Bruno Vespa e Giovanni Floris. Il consiglio di amministrazione di viale Mazzini, a maggioranza, ha deciso di sospendere i programmi di approfondimento giornalistico.
Applicando così alla lettera quanto stabilito dal regolamento varato dalla commissione di Vigilanza con un voto che ha visto insieme radicali e Pdl. Una decisione contestata dalle opposizioni, dai giornalisti interessati e dalla stesso presidente della Rai. Paolo Garimberti è convinto che la scelta del cda sia un danno per l'azienda e per gli utenti. Il numero uno Rai ha confermato di aver fatto «tutto il possibile perché non si arrivasse a questo esito», compreso un ultimo, estremo tentativo di avere dalla vigilanza una interpretazione del regolamento che risultasse meno dannosa per l'azienda. Garimberti ha confermato di avere forti dubbi sulla costituzionalità di un simile provvedimento e ha sottolineato il colpo all'immagine della tv pubblica e il probabile danno erariale. Quanto ai conduttori «sospesi», il presidente ha detto che in questo modo «si dà un segno di sfiducia nei loro confronti presumendo che non siano capace di gestire gli spazi loro affidati». Del tutto diversa la tesi del direttore generale. Per Mauro Masi la sospensione dei talk show «era l'unica concretamente possibile per adempiere al regolamento della vigilanza». Le puntate «sospese» saranno recuperate dopo il voto. In questo periodo di tempo la Rai si impegna a sostituire i programmi, ove possibile, con le tribune elettorali che saranno trasmesse anche in prima serata. Con buona pace di utenti e inserzionisti.
Con Garimberti si schierano Van Stratten e Rizzo Nervo, consiglieri Rai della minoranza. «Restano i notiziari ma questo, visti i comportamenti dell'attuale direzione del Tg1, non può rassicurare nessuno», dice Van Stratten. Una preoccupazione analoga segnala Sergio Zavoli, presidente della Vigilanza. «Si pone l'esigenza che tutti gli spazi informativi, a cominciare dai Tg, corrispondano ai criteri del più scrupoloso pluralismo, secondo gli indirizzi dalla vigilanza e il ripetuto auspicio del Capo dello stato» dichiara Zavoli. Furiosi i tre conduttori. «E' una decisione grave, ingiusta e sorprendente» attacca Bruno Vespa. «Quanto stabilito oggi è un precedente molto preoccupante perchè disabilita i principali conduttori della Rai dal toccare la politica in campagna elettorale rispetto ai colleghi delle tv commerciali», aggiunge Vespa.
Floris e Santoro convocano una conferenza stampa alla Fnsi. «C'è un danno per l'azienda, i cittadini, l'erario, un danno per tutti, cercheremo ogni spazio nel diritto e nei regolamenti per andare in onda», dice il condottore di Ballarò. Con Floris si schiera il direttore di Raitre Antonio Di Bella. «Raiotre si oppone», dice. La Fnsi ha indetto per stasera un sit in di protesta davanti alla Rai. Si mobilita anche il popolo viola, oggi a via Teulada. E polemiche sono nate per la decsione de La7 di censurare «L'infedele» sullo scandalo Fastweb-Telecom. Gad Lerner ha minacciato di lasciare l'azienda.