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Pescara, 22/04/2026
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Data: 02/03/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Istat: peso fiscale salito sopra il 43%. Pil -5% nel 2009, allarme disoccupati. Il debito balza al 115,8%

ROMA. Il 2009 si chiude per l'economia italiana come il più pesante da almeno trent'anni, da quando cioè sono cominciate le rilevazioni statistiche. Il prodotto interno lordo ha segnato un calo del 5% e a cascata tutto l'andamento dei conti pubblici ha registrato, sempre lo scorso anno, un andamento negativo.
Il deficit è al 5,3%, il debito è salito in un anno di 10 punti, passando dal 105,8 al 115,8%, il livello più alto degli ultimi 12 anni. Le entrate diminuiscono ma sale la pressione fiscale. E' l'annus horribilis descritto dall'Istat. Il Tesoro però dà unaa buona notizia: il fabbisogno cala di un miliardo a febbraio (è a 13 mld). Tenuta delle entrate e contenimento della spesa consentono un buon risultato nei primi 2 mesi: fabbisogno sugli 8,8 miliardi, 6,7 in meno di quello dell'analogo periodo 2009 (15,531 miliardi).
E' la crisi finanziaria ed economica mondiale che avrebbe toccato l'apice nel 2009, quando il prodotto interno lordo in Italia si è ridotto del 5% come in Germania, Regno Unito e Giappone. Un po' meglio in Francia (-2,2%) e Usa (-2,4%).
L'opposizione punta il dito contro le politiche del governo: «La caduta del 5% del Pil nel 2009 - sottolinea il leader del Pd Bersani - certifica la più grave recessione dal 1945. Sommando il dato del 2008, noi arretriamo in misura doppia rispetto all'area Ocse e quasi doppia rispetto all'area euro. Anche nelle previsioni del 2010 andiamo peggio degli altri e abbiamo un governo che, come un disco rotto, ripete che stiamo meglio di altri». Ma per il ministro dello Sviluppo economico Scajola, Bersani ha la testa rivolta «all'indietro e vede solo il passato»; il pil nel 2010, dice, crescerà dell'1-1,2%. Proccupati i sindacati. «Basta con l'ottimismo di facciata» e attenzione ai rischi sull'occupazione nel 2010, dicono dalla Cgil Fammoni e megale. Per Santini, Cisl, «la caduta così forte del Pil impone politiche di sostegno allo sviluppo e alla domanda non più rinviabili». «Foccillo, Uil, chiede «misure anti-crisi fiscali ancor più forti di quelle annunciate, la crisi rischia di trasformarsi in depressione». Confcommercio segnala «la gravità della fase recessiva» e Confesercenti «il prezzo salato pagato soprattutto dalle piccole e medie imprese».
Matteo Colaninno (Pd) chiede una «credibile exit strategy», dopo un approccio «passivo» del governo: «Il Pil sceso del 6,3% nel 2008-2009, il tasso di disoccupazione in crescita al 8,6%, e con punte altissime per i giovani e le donne, migliaia di fallimenti aziendali e, da ultimo, il paradosso di una pressione fiscale in aumento al 43,2% per un governo che si vanta di "non mettere le mani nelle tasche degli italiani"».

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