ROMA E' ancora e sempre la crisi a tenere banco. Luigi Angeletti celebra il battesimo - XV° congresso al Palacongressi dell'Eur - della "Uil riformista" che si propone come interlocutore sociale e politico per il rilancio del Paese. Il leader dà atto al governo di aver evitato, attraverso il sistema degli ammortizzatori sociali, circa 400.000 licenziamenti. «Ma per l'anno in corso - avverte - sono a rischio più di duecentomila posti e bisogna mettere in campo tutte le risorse necessarie per governare l'emergenza». Dunque, lancia l'idea di una "Alleanza per il lavoro e lo sviluppo". Che, tradotta in concreto, vuol dire un tavolo permanente (a palazzo Chigi) che metta insieme tutte le forze sociali e produttive del Paese impegnate ad elaborare e monitorare obiettivi, piani di intervento e scadenze per l'attuazione di progetti già varati, ma rimasti sempre sulla carta. Insomma, una sorta di task force che segua puntualmente le opere (infrastrutturali, tecnologiche, industriali) in grado di rilanciare il Paese.
Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, dà subito il proprio ok e quello dell'esecutivo. Ovvio, oltre ai progetti, servono anche le risorse. Angeletti indica quelle che non si devono fare: sulle pensioni abbiamo già dato. E quelle non solo sono fattibili, ma necessarie: il fisco, puntando su un "bonus" per ogni figlio piuttosto che sul quoziente familiare. «Il confronto - le parole del sindacalista suonano come un minaccioso avvertimento - deve partire subito dopo le elezioni, non abbiamo alcuna intenzione di aspettare fino al 2013 e comunque non aspetteremo con le mani in mano, non abbiamo derubricato il conflitto dalle nostre iniziative». Il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni é d'accordo: «Ci mobiliteremo anche con iniziative clamorose». Insomma, lo sciopero generale è dietro l'angolo. Guglielmo Epifani non è chiamato direttamente in causa da Angeletti, ma, nel pomeriggio, sale alla tribuna e rilancia: «Se la Uil, dopo le elezioni, non dovesse restare ferma, si può ripartire da un'azione comune». Il fisco produce il miracolo: Cgil, Cisl, Uil possono ritrovare almeno sul tema fiscale la perduta unità sindacale. «La battaglia su fisco è salari è sacrosanta», chiosa il leader della Cgil ed è quasi un imprimatur. Anche se in mattinata aveva dovuto incassare, sempre da Angeletti, uno stoccata sulla riforma dei contratti: «E' stata l'unica riforma di questi anni, dovuta a noi, alla Cisl e alla Confindustria. La Cgil? Impiega normalmente dieci anni per risconoscere la bontà di certe scelte. Non sottoscrivendo quell'accordo avremmo penalizzato i lavoratori». Replica di Epifani: non è questione di tempi, ma di contenuti che non condividiamo. Sulla riforma fiscale è d'accordo Carlo Sangalli (Confcommercio) e Emma Marcegaglia: «C'è la necessità di abbassare le tasse sui lavoratori, ma anche sulle imprese. Il 2010 sarà un anno molto complicato e senza risposte concrete rischiamo di perdere altri posti di lavoro».