Lo scienziato «La crescita di Pm10 di domenica forse causata da sabbia o particelle marine»
PESCARA. «I dati delle centraline di Pescara non sono affatto convincenti: stiamo facendo un'analisi dei risultati correlandoli a simulazioni fatte con modelli e quello che emerge fa pensare che le misure siano sbagliate. È vero che i sindaci devono controllare la qualità dell'aria, ma soprattutto devono essere sicuri che il sistema sia affidabile». A parlare è Guido Visconti, docente di Fisica dell'atmosfera e Fisica del sistema Terra all'università dell'Aquila e direttore del Centro di eccellenza Cetemps, istituito dal ministero della Ricerca nel 2001 per lo studio dei grandi eventi meteorologici. Il giorno dopo la scoperta che il blocco del traffico decretato per la prima domenica ecologica dell'anno ha fallito, con le micropolveri balzate oltre la soglia limite in tutte le zone monitorate dalle centraline, Visconti mette in chiaro quello che per lui sono due verità.
La prima: «Le centraline usate così non servono assolutamente a niente». La seconda: il picco di Pm10 registrato domenica scorsa, con ogni probabilità, non va addebitato al traffico veicolare: «Gran parte potrebbe provenire dalla sabbia o dal mare, che forma piccole particelle in grado di ingannare i rilevatori, magari per via del fatto che quel giorno sono cambiate le condizioni meteo e dal mare spirava più vento verso la città. Il problema è che le analisi sulle polveri vengono fatte senza distinguere tra le varie componenti». È per questo, spiega, che è necessario usare strumenti più avanzati: «Esistono centraline che si basano sulle dimensioni delle particelle, e altre più sofisticate che fanno l'analisi chimica delle polveri e sono in grado di distinguerne l'origine» spiega.
Molti sono i fattori che possono «falsare» le misure: la presenza di lavori nelle vicinanze, per esempio. Allo stesso modo, sono molti i fattori che possono influire sulla concentrazione di Pm10: «Per esempio la presenza di edifici o di ostacoli naturali: per questo le centraline vanno installate nei punti più adatti». In una città come Pescara, a provocare un aumento di Pm10 potrebbe essere stata la situazione ambientale: «Per via delle colline retrostanti, con la brezza che spira dal mare, l'aria potrebbe essere costretta a stazionare sulla città, ricaricandosi di particelle. Altrimenti, proprio il vento che arriva dal mare dovrebbe aiutare a tenere l'aria pulita». Ma il traffico urbano contribuisce solo in parte alla formazione delle micropolveri, che studi scientifici internazionali ritengono responsabili dell'aumento di malattie cardiovascolari e polmonari e dell'aumento della mortalità infantile. Fermato il traffico, restano le altre sorgenti: il riscaldamento domestico, le centrali termoelettriche, le industrie. «Ecco perché» conclude Visconti, «queste misure non servono a nulla e sono assolutamente propagandistiche: la politica dovrebbe invece fare un inventario di tutte le fonti, veicoli compresi, e stabilire misure contro questi aerosol. Le soluzioni vere» conclude, «sono altre: impedire che si arrivi in città con l'auto introducendo, come in altri Paesi, una tassa per entrare in centro, e potenziare il trasporto urbano, con la possibilità di fermarsi in periferia e prendere un mezzo pubblico».
Intanto, però, Pescara sta per sforare il limite dei 35 superamenti annui dei valori soglia: nella centralina di viale Bovio i superamenti di Pm10 (fino a domenica) sono stati 34, in via Sacco 32. «Ma in base alla legge 60 del 2002, al contrario di quanto avveniva prima, i sindaci non sono più obbligati a intervenire» spiega Luigi Pettinari, responsabile della rete di rilevamento della qualità dell'aria dell'Arta Abruzzo. Né la legge, sottolinea Pettinari, «prevede di distinguere qual sia l'origine delle micropolveri»: per farlo, spiega, servirebbe un diffrattometro a raggi X «che esiste in pochissimi esemplari in Italia». «Noi» spiega, «possiamo essere sicuri che si tratti di Pm10 perché nelle teste di prelievo entra solo quel tipo di polvere. Quanto alla presenza di spray marino, viene controllata almeno 1-2 volte l'anno e dal 1998 è stato accertato che solo in un caso abbia provocato un superamento». La lotta alle micropolveri, sostiene, è una battaglia complessa: «Quello del Pm10 è un problema non di Pescara, ma europeo, perché è un inquinante particolare, è un solido e si accumula». Per questo, i blocchi del traffico servono a poco «e hanno il senso di far conoscere il problema alla gente, più che a combattere l'effetto».