C'è qualcosa di grottesco e insieme di drammatico nella vicenda che ha accompagnato la irregolare presentazione delle liste del Pdl in Lombardia e nel Lazio. La vicenda non si è ancora conclusa perché la loro esclusione per riscontrate irregolarità, confermata ieri dalle competenti Corti d'Appello, ha provocato le furibonde proteste della Polverini e di Formigoni che hanno annunciato un ricorso al Tar.
Mai nella ormai lunghissima storia della Repubblica e delle sue elezioni si era manifestata tanta incapacità, tanta approssimazione, tanto disordine da parte dei rappresentanti dei partiti, incaricati della raccolta delle firme necessarie per legge a sostegno delle liste elettorali. E' possibile, anzi assai probabile, che dietro tanta manifesta incapacità e approssimazione ci sia stato anche altro. Qualcosa di più grave: il tentativo (almeno a Roma) di sostituire in corsa qualche nome nelle liste.
Grottesco e drammatico, abbiamo detto. Iscriviamo pure facilmente alla voce «grottesco» la vicenda del rappresentante della lista del Pdl a Roma, quel povero Alfredo Milioni che ha confessato di aver lasciato il Tribunale per «andarsi a fare un panino». Lasciamo stare il povero Milioni. Possiamo iscrivere nella categoria del «grottesco» anche le proteste di Renata Polverini, che non si stanca di denunciare come un presunto complotto della burocrazia il rifiuto del Tribunale di accettare le liste fuori tempo massimo. «Burocrazia contro democrazia» ha gridato e grida ancora, indignata, la candidata: come se le norme che fissano ormai da tempo le modalità per la presentazione delle liste fossero materia opinabile.
Ma lasciamo stare il grottesco. In tutta questa vicenda c'è qualcosa che va ben oltre, qualcosa di assai più preoccupante e pericoloso. C'è infatti la manifesta, drammatica pretesa dei due candidati, Formigoni e la Polverini, di un loro presunto diritto a violare le regole che, come si sa, dovrebbero valere per tutti. Semplicemente, e drammaticamente a nostro avviso, pretendono che nonostante queste irregolarità, le loro liste siano accettate per buone.
La Polverini e Formigoni si immaginano, o meglio si pretendono, sciolti, in qualche modo, dal rispetto delle regole che devono valere per tutti, ma non per loro. Se il presidente del Consiglio e presidente del Pdl, Silvio Berlusconi pretende e ottiene di adattare le leggi alle sue personali esigenze, perchè non possono chiedere e ottenere di fare altrettanto anche coloro che lo rappresentano a livello regionale?
Ma dietro questa pretesa e arroganza, questo rifiuto di sottostare alle regole già fissate c'è anche altro. Le cause del ritardo nella presentazione della lista del Pdl a Roma e della mancata regolarità delle firme che accompagnavano il cosidetto «listino» di Formigoni sono anche il risultato e il segno dei malcontenti e della rissosità che caratterizzano ormai da tempo il cosidetto Popolo della Libertà.
Questa vicenda, quale che sia il suo esito, quale che sia la decisione del Tar al quale sia la Polverini sia Formigoni hanno fatto ancora ricorso, infatti, è destinata a lasciare più di un segno nella vita del Pdl. Ci sono conti da regolare, nel partito di Berlusconi, a vari livelli.
«Dilettanti allo sbaraglio», così un beffardo Bossi ha definito gli uomini del Pdl. E, in effetti, come è possibile immaginare che questi "dilettanti allo sbaraglio" siano in grado di governare il paese negli interessi della collettività?