Iscriviti OnLine
 

Pescara, 22/04/2026
Visitatore n. 753.354



Data: 04/03/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Temo reazioni del nostro popolo» Berlusconi pensa al decreto ma oggi non va in piazza. Lega: pronti al ritiro

ROMA - Lo sfogo di Silvio Berlusconi è stato: «E' un evidente disegno contro di noi. Sono preoccupato per le reazioni di piazza del nostro popolo. Così si falsa il voto. Finirà che mi occuperò del partito...». Tanta rabbia, nervi a fior di pelle. E tanti sospetti sulla doppia bocciatura, in Lazio e Lombardia che contrasta con l'ammissione in Piemonte di una lista di disturbo al leghista Cota. Non vorrebbe andare in piazza Farnese, dove per stasera è prevista una manifestazione Pdl, preferisce discutere con i big del Pdl in un Ufficio di presidenza, convocato alla stessa ora. Darà lo stesso pieno appoggio a Renata Polverini, partecipando, subito dopo, a una riunione con i quadri del partito e Gianfranco Fini.
Di fronte a un gruppo di senatori di Lazio, Campania e Basilicata, invitati a cena, ha mostrato inquietudine e preoccupazione, malgrado le dolci note di Apicella. Ha spiegato i sospetti, le «troppe coincidenze», manovre precise contro il Pdl, con evidenti conseguenze per falsare le elezioni di fine marzo. In sostanza, ha detto, sarebbe un voto finto se il Pdl fosse escluso. «O la soluzione viene dalla politica, prima ancora che dal Tar, oppure non so come andrà a finire». Anche se non ha mancato di bacchettare l'apparato organizzativo del partito. Ed ha indicato ai coordinatori (La Russa, Verdini e Bondi), riuniti poco prima a Palazzo Grazioli, una linea decisa. Che si può tradurre in un decreto d'urgenza, il quale, però, non è privo di rischi: può subìre alcune resistenze nella maggioranza (come quelle del presidente della Camera, Fini) e, cosa ancor più fondamentale, dovrebbe superare i dubbi del Colle. Ma resta in piedi l'opzione di una denuncia penale contro chi ha impedito la consegna delle liste nei termini previsti.
D'altronde, il ragionamento che guida Berlusconi (riferito dal portavoce, Paolo Bonaiuti) è che «impensabile lasciare senza scelta, nel momento del voto, due regioni che insieme rappresentano più di un quarto della popolazione italiana, ovvero 15 milioni di persone». Il decreto, costituisce il percorso, secondo Berlusconi, con minori danni. Già tuonano le opposizioni. Come rileva Bobo Craxi, candidato Psi nel Lazio, si «rende l'idea di un Paese in preda al caos». Sul fronte opposto, esplode la rabbia leghista in Lombardia. «Se non c'è Alberto da Giussano sulla scheda, non sono elezioni».
Nel via libera al decreto, avrà un peso particolare la posizione della Lega. Ma già si vedono aperture. Il ministro Roberto Calderoli «sente puzza di bruciato» dopo i casi in Lombardia e Lazio e, adesso, anche in Piemonte. «Perché - osserva - è stata accolta la lista "Cota-Pdl" in antagonismo a quella della Lega. Potevo capire una regione, due erano già troppe. Serve subito una risposta politica ai furbi che cercano le vittorie a tavolino». Valuterà, comunque, la situazione questa mattina durante un vertice con Bossi e Berlusconi. Roberto Cota, candidato in Piemonte, denuncia: «Ci vogliono rubare le elezioni!».
Se le parole del ministro La Russa, che si dice «pronto a tutto», sollevano polemiche nel Pd e nell'Italia dei valori, l'idea di non avere un concorrente e di vincere a tavolino non è del tutto convincente per l'opposizione. Antonio Di Pietro, Idv, attenua i toni: «A noi piace vincere sul campo e non a tavolino». Pierluigi Bersani, leader Pd, chiede, invece, il rispetto delle regole. Dichiara: «Non cerchiamo avvenimenti che turbino la fisiologia del voto, ci sono regole uguali per tutti e tutti devono rispettarle». Altero Matteoli chiede: percorrere una strada politica per risolvere il caos. Ovvero, fare un accordo con l'opposizione.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it