CHIETI - Quadri impacchettati grandi quanto una parete, mobili antichi, gioielli e argenteria, intere casse piene di vestiti e scarpe. Di quelli fatti su misura, direttamente da Londra; tanti che occupavano un locale intero del maxi garage affittato da Vincenzo Angelini in via della Liberazione a Chieti. Un garage di almeno duecento metri quadrati, con colonne nere e gialle e soppalco: non certo un box auto. La Guardia di Finanza ieri mattina ha sequestrato tutto ciò che conteneva, compreso il camion su cui erano gli oggetti di valore, in una operazione sicuramente non programmata, durata tutta la mattinata, dalle otto fino alle due del pomeriggio. Disposta d'urgenza dalla Procura di Chieti e dal Tribunale fallimentare per evitare, a quel che si è saputo, un trasloco improvviso e, a questo punto, non permesso.
Sembra che una "soffiata" abbia avvisato le forze dell'ordine della presenza, da un paio di giorni davanti al garage, di due furgoni bianchi pronti a trasferire i beni di Angelini altrove. Una telefonata tempestiva, tanto che i mezzi sono stati fermati in corsa e fatti rientrare alla base da una squadra di finanzieri in borghese. «Pensavo che questi non fossero sotto sequestro», è stato il primo commento di Vincenzo Angelini che, senza batter ciglio, ha presenziato al lungo inventario fino alle dodici e trenta, pedinando avanti indietro i funzionari della Guardia di Finanza di Chieti. «Credo, allora, che tutta questa roba sia compresa nell'altro sequestro, visto che questa volta non ho ricevuto alcuna notifica».
L'altro sequestro è quello preventivo del novembre scorso, in cui rientrava anche l'attico di Viale Europa. L'intero ultimo piano dello stesso palazzo dove è situato il garage, la casa dove la famiglia Angelini ha abitato fino a pochi anni fa, prima di trasferirsi a Francavilla.
«Un fatto inquietante che conferma tutti i nostri dubbi sull'attendibilità di certi personaggi, e che ci spinge a chiederci perché siano ancora a piede libero -ha commentato il segretario regionale del Pd, Silvio Paolucci- Dopo aver affamato 1.500 famiglie, aver mandato in tilt centinaia di pazienti e aver fatto sorgere dei dubbi sulla distrazione di fondi dalle casse societarie per decine di milioni di euro, ora la famiglia Angelini viene colta in flagrante mentre tenta di nascondere beni che invece servirebbero per pagare lavoratori e fornitori. E' giunto il momento di capire con chi si ha a che fare, il sequestro di ieri segna una definitiva evoluzione della vicenda e pone gli Angelini in cima ad una montagna di sospetti, a questo punto non infondati. Chiediamo alla magistratura di approfondire quanto sta emergendo con ulteriore chiarezza in queste ultime ore».
Intanto continua la situazione di stallo dei lavoratori del gruppo Villa Pini, con la sicurezza della cassa integrazione solo per i dipendenti della clinica, dichiarata fallita lo scorso diciassette febbraio, e in arrivo entro la metà di marzo. «Per tutti gli altri resta l'incertezza -ha detto Davide Farina - i lavoratori dei SanStefA.R. sono precettati per assicurare la garanzia dei servizi sanitari imposti in regime di sospensione di accreditamento. E né la Regione né la proprietà fanno niente. Sembrano uniti nel perseguire entrambi l'obiettivo di far chiudere definitivamente i battenti delle società del gruppo e di lasciare per strada 1.600 lavoratori». Tutto questo mentre Angelini credeva di essere nel giusto, e di non commettere alcun reato disponendo dei suoi beni custoditi in quel garage, situato proprio al numero civico seguente quello in cui, fino a due settimane, era ospitato uno dei centri di riabilitazione SanStefA.R. Sfrattato perché insolvente dall'ottobre del 2008. Accanto a un garage che conoscevano tutti come un posto blindato e pieno di oggetti di valore. Come il posto dove, forse semplicemente appoggiate ad una parete, erano custodite le tanto favoleggiate tele del Tintoretto.