Le controversie tra lavoratore e azienda sottratte alla magistratura e affidate ad arbitrati, un modo per aggirare l'articolo 18. Apprendistato a 15 anni invece dell'obbligo scolastico. Sindacati e opposizione: norme inaccettabili
Con 151 sì, 83 no e 5 astenuti l'aula del Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega sul lavoro. Il ddl dà delega al governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro.
Tra le misure del provvedimento, quella che contiene le discusse norme sull'arbitrato per risolvere le controversie di lavoro, che secondo sindacati e costituzionalsti mettono a rischio il rispetto dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Per quanto riguarda le controversie di lavoro, tra cui quelle legate al trasferimento di azienda e al recesso, viene limitata la competenza del giudice e viene privilegiato il canale dell'arbitrato e della conciliazione. Sarà possibile stabilire sin dal contratto di assunzione (in deroga rispetto ai contratti collettivi) che qualsiasi controversia tra lavoratore e azienda venga affidata a un arbitro e non a un giudice.
Sarà inoltre possibile completare l'obbligo scolastico con l'apprendistato. Questo significa che si potrà andare a lavorare a 15 anni, anche se la materia ora dovrà essere regolata da un accordo tra governo e Regioni, sentite le parti sociali. Una norma giudicata "inaccettabile" da sindacati e opposizioni perché deroga all'obbligo scolastico e all'età minima per il lavoro minorile fissata a 16 anni.
Il testo prevede inoltre tempi più lunghi per alcuni strumenti di welfare. Slitta infatti il varo dei decreti delegati da parte del governo sulla riforma degli ammortizzatori sociali, i servizi per l'impiego, gli incentivi all'occupazione e l'apprendistato: ci vorranno 24 mesi dall'ok a questo provvedimento e non più 36 mesi dall'entrata in vigore della legge 247 del dicembre 2007, quella che attuava il protocollo sul welfare varato dal governo Prodi. E', in sostanza, l'ennesimo rinvio sine die di una riforma che finanzi il welfare e che doveva essere il secondo tassello di quel Protocollo che aumentò l'età pensionabile.
Per quanto riguarda i lavori usuranti, il governo è delegato ad adottare entro tre mesi una disciplina sul pensionamento anticipato dei lavoratori impegnati in attività usuranti. In caso di scostamenti tra il numero di domande accolte e la copertura finanziaria disponibile (oltre 250 milioni di euro all'anno per dieci anni) la priorità sarà data in ragione della maturazione dei requisiti agevolati e, a parità degli stessi, in ragione della data di presentazione della domanda.
Il provvedimento presenta rischi "evidentissimi" per il lavoratore. A dirlo è Mario Dogliani, professore emerito di diritto costituzionale. Dogliani porta un esempio concreto per argomentare il suo punto di vista: "Se il lavoratore, al momento dell'assunzione, sceglie le modalità con cui il trattamento di fine rapporto verrà effettuato, è ovvio che la tutela legislativa viene svuotata. Il rapporto di lavoro è tutelato, in Italia - precisa il costituzionalista - dalla legge in primis, quindi dalla legge di fronte a un giudice. In questo modo si elude questo tipo di tutela". Mentre "il giudice è un soggetto garantito dalla legge - puntualizza Dogliani - l'arbitro applica dei principi di giustizia indipendentemente da quello che stabilisce la legge, principi che in ultima istanza sono sue soggettive preferenze".
Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ha ricordato che il ddl lavoro "porta sostanzialmente a una forma di arbitrato obbligatorio, che farebbe saltare le forme tradizionali delle tutele contrattuali e delle libertà dei lavoratori di poter ricorrere a queste scelte". Si tratta, a suo avviso di "una vera e propria controriforma delle basi del diritto del lavoro italiano". In questo modo, prosegue Epifani, "naturalmente si rende il lavoratore più debole. Se lo si fa addirittura nel momento del suo ingresso nel lavoro lo si segna per tutta la vita". Epifani avverte che se il provvedimento sarà approvato "faremo ricorso se ci sono le condizioni di legittimità costituzionale".
E non si è fatta attendere la replica del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: "La polemica dei soliti noti su un testo di legge alla quarta lettura in Parlamento, dopo due anni di esame, è l'ennesima prova della malafede di chi vuole sempre accendere la tensione sociale". Ne è convinto il ministro, secondo il quale "il lavoratore avrà la possibilità in più di ricorrere all'arbitrato e tutto sarà regolato dai contratti collettivi. Non per nulla, tutti tranne la Cgil hanno condiviso questa norma. Punto".
Di altro parere le opposizioni. Secondo l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano (Pd), "il governo sta minuziosamente smantellando il diritto del lavoro, in questo caso è evidente che si voglia indebolire la posizione del lavoratore". "Ci troviamo di fronte - spiega Damiano - a una serie di atti che vanno in una unica direzione: non si adotta più la strategia dell'attacco frontale, ma quella dell'inIziativa mirata, chirurgica. E' solo un falso modo per coinvolgere le parti sociali".