«Questa provincia sull'orlo del baratro rischia il fallimento». L'accorato grido d'allarme giunge dalla segreteria della Cgil di Teramo in fermento per la due giorni del congresso provinciale che inizia questa mattina in località Lago Verde di Sant'Omero. Giampaolo Di Odoardo, l'attuale reggente, che ha appena iniziato il suo secondo mandato, potrebbe dunque lasciare il timone di viale Crispi: tutto dipende dalla volontà dei 247 delegati la cui volontà verrà palesata domani sera. Nel frattempo, il segretario provinciale punta il dito contro l'intellighenzia teramana che in questa crisi epocale ancora non si pronuncia e che non fornisce atti concreti. Ma del silenzio correo, è accusata anche Confindustria e il mondo economico locale: «Perché stanno zitti?» stringe i pugni Di Odoardo. In cima ai suoi pensieri, oltre i 5 mila cassaintegrati e i tanti disoccupati, ci sono i giovani senza lavoro che «se non sono figli di qualcuno non riescono ad avere la stessa dignità dei loro pari europei con ottimi laboratori a disposizione, pagati in modo accettabile e soprattutto stimati». Il segretario auspica l'Abruzzo inserita in una macro regione assieme ad Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, perché si sente stretto tra due morse: è stanco dei "ricatti" del Nord e della povertà antica del Sud. «E poi se non ci sono i soldi di Provincia e Regione ci sono sempre quelli della Ue» s'inalbera. In ultimo chiede di trasformare l'intesa col governo in un vero e proprio accordo di programma.