Protesta per le norme su arbitrato e conciliazione che aggirano le tutele dello Statuto dei lavoratori
ROMA. «Un taglio ai diritti e un peggioramento netto delle leggi e delle norme sul lavoro che che penalizzano soprattutto i giovani e contro il quale reagiremo». Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil, annuncia la netta opposizione del suo sindacato alla legge in materia di lavoro approvato dal Senato che contiene le norme su arbitrato e conciliazione e «aggira» l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. E conferma che la Cgil lancerà nel Paese «una straordinaria campagna di massa e di mobilitazione» per cancellare le nuove norme: «Invece di pensare a tutele nella crisi per i lavoratori si usa la crisi per programmare un ulteriore aumento dell'instabilità e precarietà del lavoro». Ma adesso, spiega il sindacalista, «reagiremo con tutte le diverse forme di iniziativa possibile»: dal ricorso alla Corte costituzionale a una campagna di informazione «alle persone per ribadire i loro diritti e come poter non subire queste norme». Inoltre questo tema sarà al centro dello sciopero generale del 12 marzo perchè l'arbitrato è uno degli strumenti «di attacco al lavoro». Il ministro Sacconi non teme l'incostituzionalità delle norme e sbotta rivolto ai critici: «Facciano pure ricorso». Il titolare del Welfare accusa di «ignoranza e malafede» il Pd e la Cgil perchè «ipotizzano» un ridimensionamento dell'articolo 18 annunciando che tutto è rinviato «alla contrattazione collettiva».
Benzina sul fuoco da parte «del solito noto» replica Epifani. Gianni Rinaldini, leader della Fiom, chiede un inasprimento della lotta ponendo il tema come «priorità dello sciopero generale del 12». Posizione dura assunta anche da Sergio Cofferati, ex segretario della Cgil, che portò 3 milioni di lavoratori in piazza nel 2002 in difesa dell'articolo 18. Per l'europarlamentare del Pd si tratta «di un provvedimento grave» contro il quale serve «un'iniziativa di massa nelle piazze e nei luoghi di lavoro». Norme «anticostituzionali» spiega l'ex ministro Tiziano Treu, che consentono di fatto secondo la presidente dei senatori Pd Finocchiaro, «ai datori di lavoro di licenziare senza giusta causa». Di «gravissimo attacco ai diritti» parla Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista e portavoce della Federazione della Sinistra, che ieri ha promosso davanti a tutte le prefetture italiane dei sit in di protesta. La Uil si smarca dalle proteste perchè, sostiene il segretario generale Luigi Angeletti, l'arbitrato non modifica l'articolo 18 che resta «salvo». Si tratta «di un'aggiunta a una legge dello Stato che resta in vigore». Nel ddl approvato dal Senato con l'introduzione dell'arbitrato per le controversie sul lavoro (limitando la competenza del giudice anche sui casi di licenziamento) si consente di sostituire l'ultimo anno di istruzione obbligatoria con l'apprendistato in un'azienda.
Camusso: ma così sarà possibile sfuggire alle tutele legislative
ROMA Susanna Camusso, perché la Cgil pensa che l'introduzione dell'arbitrato sia una sorta di attentato allo Statuto dei lavoratori e, in particolare, all'articolo 18?
«In realtà è un attentato al diritto del lavoro - risponde il segretario confederale - perché nella giurisdizione specifica si è sempre assunto il principio che il lavoratore è più debole della sua controparte. Con questa operazione non viene offerto uno strumento in più ma una certificazione con la quale il lavoratore viene costretto a rinunciare al ricorso in giudizio nel momento in cui si trova in una condizione di massima debolezza. Quando, per esempio, si trova ad essere assunto o non assunto».
Ma i lavoratori, lo sottolinea anche la Cisl, verranno sempre e comunque tutelati dai contratti nazionali.
«L'arbitrato è esattamente lo strumento per derogare ai contratti. Se il problema fosse soltanto quello che oggi viene raccontato e cioè la necessità di snellire le procedure della giustizia perché abolire allora le procedure di conciliazione che pure c'erano? Il fatto è che l'arbitro può anche decidere di derogare alle norme che esistono».
Una parte del sindacato, Bonanni per esempio, questo rischio non lo ha avverte?
«Credo che ogni tanto ci sia una sovrapposizione di autosufficienza e si può pensare che il diritto passi attraverso te e non in capo alle persone».
La Cisl dice che si sta studiando un accordo con Confindustria...
«Mi auguro che nessuno pensi a una nuova stagione di accordi separati. L'idea dell'arbitrato non la condivideremo mai. E ricorreremo alla Corte Costituzionale».
E anche allo sciopero generale?
«Ne abbiamo proclamato uno per il 12. Lì dentro ci sarà anche il tema dell'articolo 18 e dell'arbitrato».