Acccuse anche all'avversario Penati: firme insufficienti, la sua lista non è candidabile
ROMA. Roberto Formigoni aveva cominciato di primo mattino a minacciare l'invasione di fax degli elettori del Pdl al Quirinale. Renata Polverini invece ringraziava il presidente Napolitano per la sua preoccupazione davanti al caos liste.
Per lei, la prima partita con la Corte d'Appello è andata bene: sì alla riammissione del suo listino regionale che la candida alla presidenza del Lazio. Salva la partecipazione alle elezioni perché le firme mancanti sono state giudicate una formalità superata. C'è nervosismo e nervosismo, direbbero col sorriso benevolo i magistrati che in queste ore stanno facendo i salti mortali per garantire le regole, incassando anche molti insulti.
Il Governatore lombardo sembra non fidarsi né di loro, né dei vertici nazionali del Pdl che stanno lavorando alla soluzione politica. È durissimo: «Non abbiamo bisogno di alcuna leggina perché abbiamo ragione al cento per cento». Ma «se Berlusconi e Napolitano vogliono intervenire facciano pure, noi ci adeguiamo».
Per tutta la giornata di ieri Formigoni è stato alla ricerca del "colpaccio" per rientrare in corsa e non solo facendo l'appello a sommergere di fax la scrivania del Colle. Fin dal mattino ha spedito una pattuglia di fedelissimi in tribunale a controllare, firma per firma, le migliaia raccolte dalle altre liste. Poi ha dato mandato ai suoi legali per i ricorsi al Tar ma soprattutto per avanzare in Procura una denuncia contro ignoti su eventuali manomissioni al suo listino e presunte irregolarità commesse dall'Ufficio centrale regionale della Corte d'Appello che avrebbe prima accettato la lista e poi solo in un secondo momento respinta giudicandola irregolare. In conferenza stampa l'ultimo siluro l'ha sganciato contro l'avversario Filippo Penati: secondo il governatore uscente anche la sua lista non avrebbe le 3500 firme sufficienti e dunque non sarebbe candidabile.
Se insomma a Roma hanno già da due giorni sostituito la parola «complotto» con pasticcio, a Milano non ci pensano neppure. Sempre secondo Formigoni, l'esclusione del listino «sarebbe stata ordita a più mani con l'obiettivo preciso di danneggiare il centrodestra». Il Tar della Lombardia intanto accelera le decisioni e già per oggi ha convocato una camera di consiglio straordinaria: deciderà prima sulla sospensiva mentre martedì esaminerà nel merito il ricorso presentato ieri.
La partita doppia di Roma era apparsa fin da subito più complicata e non solo per firme e timbri ma anche per i veleni tra ex An e Forza Italia all'indomani del pastrocchio. Per questo l'ordine di scuderia di Renata Polverini è stato di proseguire a testa bassa la campagna elettorale. Il primo esito positivo è giunto ieri a fine giornata con la riammissione del listino collegato alla sua candidatura alla carica di presidente. Ora qualsiasi cosa accada il match con Emma Bonino è salvo. Ma la strada sembra più in salita per la lista provinciale di Roma del Pdl. Il ricorso al Tar, contro la decisione della Corte d'appello di due giorni fa, sarà esaminato dai giudici il prossimo 11 marzo. Ma appare arduo che i giudici amministrativi, salvo sorprese, possano capovolgere la decisione precedente. Nelle motivazioni dell'ufficio centrale, infatti, si legge «che a mezzogiorno del 27 febbraio, al momento del termine ultimo, nessun delegato del Pdl era presente nell'area delimitata». Le procedure per la presentazione della lista provinciale di Roma targata Pdl, dunque non hanno mai avuto inizio.