Sul palco anche il sindaco Alemanno. E Cicchitto arriva a dire che «sarà ripristinato lo stato di diritto»
ROMA. Stretta tra Cicchitto e Alemanno, non è più la Renata sorridente e paciosa che qualche (solito) illuso della sinistra aveva più volte lodato per il suo equilibrio. La sindacalista di destra Renata Polverini usa toni alti, aizza la piazza, non fa una piega anzi sorride mentre gli ultrà di piazza Farnese intonano «Bonino sei un aborto». Rabbia che schiuma, voglia di risolvere le cose «alla nostra maniera», petto in fuori e sguardo severo, i militanti della destra si sono organizzati questa volta. Striscioni roboanti («Rivoluzione in corso» è quello più visibile in mezzo alla piazza), canti, cori da stadio contro giudici e comunisti, fumogeni e incitamenti beceri.
C'è un po' di tutto, impregnato non solo di pioggia ma anche di vittimismo, di accuse contro chi «non sa più cosa inventarsi per non farci vincere».
Renata con i giorni ha cambiato fisionomia, ringhia dal microfono, copre le urla degli ultrà, accusa e promette battaglia. Agita la piazza, che proprio quello aspetta. E allora vai con «chi non salta comunista è», e tutti a saltellare, anche lei sul palco, anche Alemanno e goffamente tutti gli altri dirigenti locali che affollano il palco quasi più della piazza.
Del resto la grande manifestazione promessa dalla candidata del centrodestra è tanto baccano, ma non proprio questa prova di forza promessa alle sue truppe.
La splendida piazza Farnese è quasi piena. Saranno in mille, duemila? I militanti vanno e vengono, ascoltano poco il palco, più piacevole accodarsi ai cori dei capi ultrà che stanno in mezzo alla piazza. «Viva la libertà, non ne possiamo più di giudici fai da te», saluti romani mentre Renata afferra la clava: «Questa è una battaglia per la democrazia, questa è la piazza vuota di Renata Polverini, siamo espropriati del diritto di voto e noi siamo qui per questo». E i ragazzi della curva, capelli corti e cappellino, invitano la Bonino «ad andare a lavorare», qualcuno sventola le bandierine azzurre "Renata Polverini presidente", altri le bandiere del Pdl. E la candidata ritorna sulle polemiche di chi ha sottolineato la scarsa partecipazione alle maratone oratorie organizzate dalla coalizione: «Hanno scambiato una maratona oratoria con una piazza vuota, mentre questa piazza piena diventerà un mare che siete voi e io solo con voi posso volare, fatemi volare», strilla osannata dai suoi.
Non manca la solita tirata alla giacca di Napolitano («è preoccupato come noi»). E il sindaco Alemanno che sorride gioioso e saluta i suoi sostenitori che lo chiamano, sempre con i cori. Fabrizio Cicchitto, che in trance agonistica, arriva a dire che «le istituzioni di questo paese si faranno carico di questa situazione insostenibile», e che «sarà ripristinato lo stato di diritto».
Il capogruppo dei senatori Gasparri, un altro molto amato dalla piazza del saluto romano: «Le provocazioni dei radicali sono le lance spezzate di una sinistra che ricorre a questi mezzi sicura di essere sconfitta. Questo dà il senso - esagera - di un'operazione autoritaria».