Approvato in tempi record puntando sul disco verde dal Colle
ROMA. Un decreto legge "interpretativo" per rimettere in corsa Formigoni e le sue liste in Lombardia e il Pdl nella provincia di Roma. Il consiglio dei ministri ha iniziato a lavorarci ieri alle 21 con la "benedizione" del presidente della Repubblica e lo ha approvato in tempi record, alle 21,40. Due ore dopo la notizia che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva firmato il provvedimento, dopo aver verificato che il testo corrispondeva alle caratteristiche di un provvedimento interpretativo della normativa vigente.
Due i principi cardine: che sia dimostrata con qualsiasi mezzo che si era presenti nel luogo di consegna delle liste nei termini stabiliti dalla legge, e la verifica della documentazione (timbri e vidimazioni) da poter effettuare in un secondo momento.
Il Consiglio dei ministri convocato per le 18,30 e preceduto da una riunione della maggioranza con Berlusconi a Palazzo Grazioli, è slittato inizialmente alle 19,30. Poi, tra consultazioni, contatti e mediazioni è cominciato alle 21 portandosi dietro una coda incandescente di forti tensioni con Pd e Idv.
Tuttavia la giornata è scivolata sul terreno che il premier e Letta volevano e cercavano: cioè un via libera indispensabile da parte del presidente della Repubblica. E dal Colle poco prima delle 19,30 è arrivato il disco verde: «Il Quirinale sarebbe disposto a valutare un decreto legge solo e esclusivamente interpretativo e non innovativo per uscire dall'impasse dell'esclusione di alcune liste di centrodestra in Lombardia e Lazio per le regionali». Non si trattava di una nota ufficiale ma di indiscrezioni, comunque non smentite dal Quirinale. Un autentico colpo di scena vista la bocciatura ricevuta da Berlusconi salito al Colle nella serata di giovedì. Il premier aveva riposto molte speranze nella mediazione di Letta per far breccia nella comprensione del presidente della Repubblica. Ma di fronte alla proposta di un decreto che avrebbe riaperto i termini di ammissione delle liste, era stato stoppato.
Così l'intera giornata di ieri il Cavaliere e i suoi ministri l'hanno dedicata a trovare una via d'uscita. «L'unica strada è un decreto legge intepretativo» hanno sostenuto a più riprese Calderoli e La Russa, incassando di rimando le proteste vigorose di Bersani e Di Pietro. «Non si cerchino scorciatoie» ha continuato a ripetere Bersani anche dopo le indiscrezioni giunte dal Quirinale.
Nel decreto legge è previsto che i termini di presentazione delle liste si basino anche sul fatto che con qualsiasi mezzo si dimostri la circostanza che si era presenti nel luogo di consegna nei termini stabiliti dalla legge. Il secondo punto prevede che la documentazione possa essere verificata anche in un secondo momento, per la parte che attiene ai timbri e alle vidimazioni. Il terzo punto prevede che possano ricorrere al Tar le liste non ammesse, mentre per le liste ammesse sulle quali è stato fatto ricorso ci si può rivolgere al Tar solo dopo il voto. Il decreto si applica già alle prossime regionali.
Insomma, decreto intepretativo, ma che di fatto stravolge le norme per la presentazione delle liste e quindi cambia le regole in corsa della campagna elettorale e delle elezioni, per ottenere l'ammissione delle liste del centrodestra. Si tratta in tutto di tre articoli, il più importante è il primo di 4 commi. Il primo comma consentirebbe di presentare le liste a Roma il primo giorno non festivo, vale a dire lunedì dalle 8 alle 16. Gli altri conterrebbero una soluzione per i timbri mancanti a Milano e l'accorciamento dei tempi della campagna elettorale.