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Pescara, 22/04/2026
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Data: 06/03/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Tutti promossi»: i due errori di Chiodi. La legge al posto dell'atto amministrativo per evitare responsabilità penali. Analogie col caso Dezio

PESCARA - Sarebbe bastato meno, molto meno. Sarebbe bastato un atto amministrativo, altrochè legge. Per mettere al sicuro i suoi fedelissimi e regalare un futuro dorato a tutti gli uomini della sua segreteria, il presidente Gianni Chiodi avrebbe potuto dare incarico a un funzionario, fare scrivere poche righe, mettere un timbro. Ci vuole poco, bastano due ore: fatto. Galloni e benefit da dirigente pronti per essere serviti. Con un semplicissimo atto amministrativo avrebbe evitato di sicuro l'impugnativa da parte del governo, la tana fattagli dal ministro Fitto, la censura di incostituzionalità, di violazione delle norme di «buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione», la figuraccia. Ma invece sceglie la strada della legge, la modifica alla finanziaria, l'emendamento infilato alle cinque del mattino che aggira regole, accordi. Per stabilire che i suoi diretti collaboratori diventino subito dirigenti anche senza laurea, acquisiscano titoli e meriti e alla fine dei cinque anni possano andare a fare i concorsi insieme a quelli che i titoli ce li hanno per davvero.
Sceglie una strada più tortuosa ma più sicura: perchè così facendo elude la responsabilità diretta. Chiodi o chi per lui concepisce questa idea lo sa benissimo: la disciplina degli accessi si fa per atto amministrativo, se vuole mettere il cappello da dirigente ai suoi fedelissimi bastano poche righe. Che però comportano responsabilità diretta. Amministrativa, contabile e penale. Penale, appunto.
Come è successo a Pescara per il caso Dezio. Stesso copione, stessa storia. Solo che per Dezio l'"equiparazione" fu fatta con un atto amministrativo, e per questo censurata anche dal punto di vista penale. Una scelta di opportunità, di sicurezza, di auto-tutela probabilmente induce la Regione a scegliere il percorso più complicato, più avventuroso. In molti in questi giorni all'Aquila si chiedono a chi sia rivolto l'articolo 22 poi impugnato dal governo, chi deve rispettarlo, a chi è diretto. Una domanda alla quale il capogruppo del Pdl Gianfranco Giuliante ha risposto con un retorico cui prodest?, per dire che la soluzione è sotto gli occhi di tutti.
E' una norma ad Mazzarellum, cioè tutta ad uso e consumo del segretario Enrico Mazzarelli o a raggio più ampio? Se ha imboccato la strada della legge, si può pensare che la Regione volesse regolare la materia anche rispetto a Comuni e Province. Ma allora il pasticcio sarebbe davvero molto più grosso. Anzi, una vera e propria invasione di campo, perchè la materia in questo caso è riservata allo Stato e alla competenza amministrativa dei singoli enti. Insomma se così fosse la Regione andrebbe incontro a una nuova censura di illegittimità costituzionale.La prova? E' in una informativa della presidenza del consiglio dei ministri inviata proprio al Comune di Pescara, che scrive chiaro e tondo che «la valutazione sulla ammissibilità o meno del candidato titolare di un contratto di alta specializzazione non può prescindere dalla qualificazione non tanto economica quanto giuridica della posizione ricoperta». E che nessuno potrà mai aggirare la legge dello stato. Ecco: la qualificazione giuridica è il regalo che fa Chiodi ai suoi uomini, il tassello che mancava.
Un pasticciaccio brutto. Perchè la legge dei dirigenti d'oro è stata approvata a fine 2009, mentre l'impugnativa del ministro Fitto è arrivata solo due giorni fa. Due mesi di tempo per adeguarsi: chissà quanti sindaci o presidenti di Provincia avranno pensato nel frattempo di seguire l'esempio della Regione, di fare come Chiodi ha fatto con i suoi fedelissimi. Mazzarelli caballero, todos caballeros.

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