All'ex convento aperta una mostra che racconta la storia della ferrovia in Abruzzo
PENNE. L'ultima corsa nel 1963, anno in cui uscì di scena per fare posto ad altri mezzi, alla «modernità». Eppure in tanti, e non da oggi, rimpiangono il trenino elettrico che per quasi quarant'anni, dal 1929, ha collegato l'area vestina e Penne con la città di Pescara. Messo frettolosamente in soffitta, sembra adesso voler riproporre, in tempi di inquinamento da traffico e tempi di percorrenza sempre più snervanti, tutta la sua attualità. Quanto meno quella ferrovia a scartamento ridotto oggi poteva rappresentare un eccellente veicolo turistico per i centri sulle colline della Valle del Tavo. Una mostra ricorda quel mezzo di locomozione che segnò lo sviluppo economico tra la prima e la seconda guerra mondiale nella regione. Si chiama «L'Abruzzo in treno». L'allestimento, presentato ieri e aperto fino al 7 maggio nell'ex convento di San Domenico, è strutturato in 13 pannelli con documenti e immagini che raccontano i momenti salienti della nascita e del progressivo strutturarsi delle strade ferrate in Abruzzo tra l'Otto e il Novecento. Esposti poi i documenti originali dell'Archivio storico comunale di Penne, i reperti di archeologia industriale provenienti dal Museo del Treno di Montesilvano e una riproduzione in scala delle stazioni di Penne e Montesilvano. L'iniziativa, ideata e realizzata grazie alle ricerche delle archiviste Norma D'Ercole e Annalisa Massimi, della cooperativa Archivi e Cultura, è stata resa possibile dalla collaborazione degli Archivi di Stato d'Abruzzo (Pescara, Chieti, Teramo e L'Aquila), della biblioteca provinciale Delfico di Teramo e dei soci dell'Aacaf che hanno messo a disposizione i loro archivi privati.