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Pescara, 22/04/2026
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Data: 08/03/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
E il premier pensa di presentarsi in tribunale. Berlusconi vuole fronteggiare il calo di consensi: siamo gente che rispetta la legge e le istituzioni

ROMA - «Tornare rapidamente alla scelta di campo tra quelli che parlano e non concludono nulla e noi che abbiamo lavorato in questi anni difendendo il Paese da una crisi che ha messo in ginocchio molti altri paesi europei». Silvio Berlusconi è rientrato solo ieri pomeriggio ad Arcore per preparare le due settimane di campagna elettorale che rischiano di essere decisive per la stessa sorte del governo. Non sono tanto il numero delle regioni a preoccupare il presidente del Consiglio che ricorda sempre che «si parte da uno svantaggio di undici a due», quanto l'ammontare complessivo dei voti che il Pdl la notte del 29 conterà in ogni regione.
Se per Paolo Bonaiuti «non è cambiato nulla perché non un voto è andato dall'altra parte», resta il problema della massa di astensioni lievitata a dismisura dopo quello che Stefania Craxi definiva anche ieri «il pasticcio delle liste». Difficile che il premier si scusi con l'elettorato, come chiede il sottosegretario agli Esteri, ma non c'è dubbio che la serie di ricorsi annunciati a Roma dalla Regione e da altre liste a suo tempo escluse, rischia di tenere l'argomento del decreto ancora a lungo sulle prime pagine dei giornali e forse anche delle tv.
«Non possiamo permettere venga oscurato il lavoro fatto in questi due anni di governo e di lavoro parlamentare - spiegava ieri il vicecapogruppo del Pdl al Senato Gaetano Quagliariello - con il decreto non è stata violata nessuna regola ma permessa la sostanza di una competizione che sarebbe stata falsata dall'assenza dei candidati e delle liste del Pdl».
«Noi rispettiamo le regole», ha sottolineato ieri il Cavaliere parlando a una manifestazione torinese del centrodestra. E' proprio al Nord che il decreto varato venerdì notte dal governo desta maggiore perplessità. Al punto che lo stesso Bossi nei comizi prova a scaricare sugli alleati «incapaci di fare le liste», il peso del provvedimento che il centrosinistra considera incostituzionale.
Il faticoso lavoro fatto dal centrodestra varando il ddl anti-corruzione proprio per rispondere alla richiesta di legalità, rischia di vanificarsi. Al punto che c'è chi consiglia ora con maggiore insistenza al Cavaliere di presentarsi prima o poi, se non oggi stesso, all'udienza del processo sui diritti-tv, proprio per dare un forte segnale di rispetto delle istituzioni, delle regole e dei spesso maltrattati giudici.
L'occasione potrebbe essere quella di oggi. Annullato infatti il viaggio in Brasile, è saltato anche il "legittimo impedimento" sollevato dall'avvocato Ghedini lunedì scorso, e l'udienza tecnica di oggi potrebbe essere l'occasione giusta per ribadire che il Cavaliere non scappa dai processi, come ripete Di Pietro da anni.
In attesa che il premier sciolga solo all'ultimo la riserva, il centrodestra prova a ritrovare un po' della necessaria compattezza in vista del voto. Anche perché, per dirla con Giorgio Stracquadanio, «se continuiamo a dire che il Pdl non ci piace non vedo perché nell'urna ci dovrebbero votare». In attesa dell'appuntamento elettorale di fine mese le tensioni nel Pdl sono tutt'altro che archiviate. Ignazio Abrignani, regista a Roma dell'operazione recupero-lista, non nasconde le difficoltà del partito in una competizione che rischia di «andare avanti a colpi di carte bollate». Berlusconi è però convinto che anche stavolta «il popolo dei moderati alla fine sceglierà noi». Campagna elettorale a testa bassa, quindi, e non solo telefonica. Serve infatti la sua presenza per scuotere un elettorato che non ha per nulla chiaro perché e come si è prodotto quel «pasticcio romano» che ieri ha smosso critiche anche da parte di quelle "tonache" che nel voto del Lazio, come è noto, hanno un peso considerevole.

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