ROMA La bocciatura del Tar della lista Pdl rafforza le ragioni della manifestazione di sabato, «che è stata indetta per difendere il diritto e la legalità». E' questa la prima riflessione, a caldo, dei vertici del Partito democratico, da Paolo Gentiloni ad Andrea Orlando che sottolinea: «La pronuncia del Tar dimostra che lo strappo prodotto con l'approvazione del decreto da parte del governo, oltre a costituire un atto di arroganza, non risolve neppure tecnicamente il problema, aggiungendo un pasticcio al pasticcio che avevano già combinato». Insomma, per dirla con Bersani «i trucchi sono all'ordine del giorno, quindi occorre tenere alta la denuncia». Ed esulta soprattutto il presidente della Regione Lazio, Esterino Montino, artefice del ricorso contro il decreto-legge del governo per conflitto di competenza. «Oggi il Tar ci ha dato pienamente ragione- afferma- perchè motiva la bocciatura della lista del Pdl spiegando che il governo non può invadere le competenze delle Regioni. Il che vale anche per la lista che il Pdl ha presentato ieri mattina». Chiarito questo punto, Montino ritiene «più che mai opportuna la manifestazione di sabato, che ribadisce le ragioni di quanti credono nel rispetto delle regole e che, non a caso, investe anche il tema del lavoro».
Riparte quindi la macchina organizzativa per la manifestazione di sabato a Roma, che vedrà la partecipazione di tutte le opposizioni, tranne l'Udc. Pier Ferdinando Casini non ha dubbi sul fatto che «con questo decreto Berlusconi sia dalla parte del torto», ma avvisa che «Di Pietro, con le sue invettive contro il capo dello Stato fornisce solo un grande alibi al centrodestra E oggi scendere in piazza è un aiuto a Berlusconi che, invece, deve essere chiamato a rispondere da una parte a questo atto di arroganza e dall'altro delle tante promesse mancate». Ma, dopo la tensione dei giorni scorsi, dovuta innanzitutto agli attacchi di Di Pietro al presidente della Repubblica, Democratici, Idv, Sinistra e libertà, Federazione della sinistra, Popolo viola e Radicali ritrovano l'accordo e manifesteranno insieme a piazza del Popolo e in tutto il Paese. Nella riunione di ieri pomeriggio i dipietristi hanno abbassato i toni ed è stato anche deciso che la protesta coinvolgerà le mille piazze d'Italia, anche perchè molti dirigenti politici sono impegnati con la campagna elettorale.
Le parole d'ordine della manifestazione, romana, che comincerà alle 14 a piazza del Popolo, saranno democrazia, legalità e lavoro e la protesta contro il dl salva-liste si coniugherà con la denuncia dell'inadeguatezza del governo di fronte alla crisi economica. Ma nella riunione di ieri, i leader del Pd hanno tenuto a chiarire che la protesta è diretta «esclusivamente contro il governo» e che «il Quirinale non deve essere coinvolto in nessun modo». I dipietristi hanno accettato questa pre-condizione. E la vittoria ottenuta al Tar non fa che rafforzare questa linea. «Non andremo mai in piazza per esprimere critiche al Capo dello Stato, anche se ognuno quando va in piazza grida quello che vuole», tiene a ribadire Massimo D'Alema. E il vicesegretario del partito, Enrico Letta, avverte: «Dobbiamo stare uniti, ma se quella sarà una piazza contro Napolitano, non sarà la nostra». E il veltroniano Tonini rincara la dose: «Se Di Pietro vuole portare alla manifestazione cartelli, insegne e parole contro Napolitano, noi in quella piazza non ci saremo». Di Pietro assicura senso di responsabilità, salvo assicurare da Firenze di essere intenzionato «innanzitutto a combattere Benito-Berlusconi, ma- avverte- non c'è nessun passo indietro per quanto riguarda le mie valutazioni sul mancato ruolo dell'arbitro, altrimenti dovremmo rivalutare il Nuovo Testamento, nella parte in cui si considera negativo il giudizio di Ponzio Pilato, e dire che lui svolgeva quel ruolo e non poteva fare diversamente...».