Riunione di maggioranza. Pdl e Pescara futura cercano l'accordo con i ribelli del centrodestra. Mascia prende tempo e rinvia la decisione alla primavera
PESCARA. Teodoro vuole un assessorato. Lo ha detto ieri per l'ennesima volta, durante la riunione della maggioranza dedicata in gran parte all'esame del bilancio. L'ex assessore ha chiesto ad Albore Mascia un rimpasto della giunta. Ma per il momento non se ne parla.
Eventuali cambiamenti all'interno della giunta potranno essere decisi solo dopo l'approvazione del bilancio, cioè a primavera inoltrata. Sarebbe più o meno questo il messaggio lanciato ieri da Pdl e Pescara futura ai ribelli del centrodestra.
La maggioranza non chiude le porte né ai catoniani, Lerri e Marinucci, confluiti insieme alla Caroli nel neonato gruppo di Democrazia per le autonomie, dopo aver lasciato il Pdl, né alla Lista Teodoro. Il loro appoggio, per l'approvazione del bilancio in consiglio, è troppo importante. Se dovesse venire a mancare, il sindaco Luigi Albore Mascia potrebbe non avere i numeri sufficienti per varare il documento contabile.
«E' giusto che la Lista Teodoro riottenga ciò che le è stato tolto», dicono esponenti di Pescara futura, la lista di Carlo Masci che ha contribuito prima di Natale a far estromettere Gianni Teodoro dalla giunta. Ora, la maggioranza sembra d'accordo a ridare un assessorato ai teodoriani che hanno totalizzato il 5 per cento dei voti alle scorse elezioni comunali. Il patto preelettorale tra Pdl e Teodoro prevedeva un posto in giunta. Una poltrona Teodoro si è visto sfilare dopo appena cinque mesi, a seguito di un violento scontro con il sindaco sul rinnovo del contratto all'ex dirigente ai lavori pubblici Antonio Biase, amico dell'ex assessore. Teodoro ora pretende che gli venga restituito quel posto. Se non a lui, almeno ad uno dei due consiglieri della sua lista civica. Ma nel caso in cui Albore Mascia dovesse veramente decidere di far rientrare la Lista Teodoro in giunta, gli si porrebbe il problema di mandare via qualcun altro. Pdl e Pescara futura non sembrano intenzionati a cedere posti. Resterebbero gli esterni, ma sono donne e lo statuto prevede che debbano essere almeno tre.