Presidente, con la modifica alla finanziaria lei mette i galloni da dirigente ai suoi più stretti collaboratori. Una legge ad castam, non pensa che contrasti con i suoi ripetuti richiami alla meritocrazia? «Sì sicuramente. Una norma inconcepibile. Si tratta di due righe inserite a mia insaputa nella finanziaria, là dove si dice all'articolo 22 che l'espletamento dell'incarico nell'ufficio di diretta collaborazione del presidente costituisce titolo di carriera da far valere nei concorsi pubblici. Ma alla laurea non si deroga, al concorso non si va senza diploma di laurea».
Ma le sembra normale? Invertiamo le parti: se lei fosse il padre di un ragazzo che partecipa a un concorso da dirigente avendo tutti i titoli a posto e si ritrova superato da un collaboratore del presidente della Regione?
«Sono d'accordo, è un fatto grave. Ma quella è una norma che non avrebbe mai potuto aggirare il vaglio della competenza statale. Ed è completamente estranea ai miei principi, quelli che sostengo da una vita e per cui mi batto da sempre».
E allora?
«Allora non ne ero al corrente, quelle due o tre righe sono state introdotte a mia insaputa».
Da chi?
«Da un mio collaboratore. Non dal mio segretario generale Mazzarelli, comunque. Venerdì scorso ho convocato una riunione per capire cosa fosse accaduto, ho svolto un'istruttoria e i nodi sono venuti al pettine. Ho parlato con chi ha fatto questa sveltina. Un errore che mi ha danneggiato gravemente perchè sono stato oggetto di una campagna di stampa durissima. Ma per fortuna un errore riparabile».
Ma quell'emendamento porta delle firme.
«Sì, perchè io avevo chiesto una norma che consentisse maggiore flessibilità nella dotazione organica degli uffici, senza superare però il tetto massimo. La mia esigenza era quella di distribuire i dipendenti secondo nuovi criteri, nient'altro. E avevo chiesto altresì una norma per chiarire che ai dirigenti del mio ufficio si applicasse il contratto di diritto privato così come prevede la legge dello Stato. Ma ciò non significa e non avrebbe mai significato aumento di stipendio per qualcuno».
E così alle cinque di mattina l'emendamento 219 nonostante fosse "irricevibile" viene messo ai voti.
«Quell'emendamento era stato oggetto di una riunione alle tre di mattina, ricordo che si concordò di non portarlo avanti. Io pensavo che il contenuto fosse limitato a introdurre gli aspetti che io avevo richiesto».
E invece?
«Invece sono stati votati degli emendamenti che dovevano restare fuori. In consiglio poi non vengono letti ma vengono chiamati col numero, ne erano centinaia, impossibile controllare tutto. Soprattutto perchè era tardi, c'era confusione, stanchezza».
Poi c'è la norma sul pensionamento a 70 anni, impugnata dal governo anche quella.
«L'ha voluta l'assessore Febbo per il suo direttore. Ma solo perchè si tratta di persona molto esperta che avrebbe dovuto portare avanti il piano di sviluppo rurale. Ma anche lì era facile prevedere la contestazione del governo».
Presidente, anche il suo capogruppo l'ha criticata.
«Anche lui non sapeva nulla. Ma in genere il capogruppo dovrebbe difendere a prescindere l'operato del presidente e della maggioranza. Ma in questo caso devo dire che ha fatto bene. Io le critiche corrette me le becco, dal capogruppo e dai giornali. Le altre no: non ho mai aumentato lo stipendio ai miei collaboratori e ciò non accadrà mai, nè avranno vantaggi dal punto di vista pensionistico. Non è vero neppure che in base alla nuova finanziaria potrò assumere senza limiti altri collaboratori. Ho 13 dipendenti di cui sei esterni e qui mi fermo. Ma ci tengo a dire che dal presidente Obama fino a me tutti assumono personale di fiducia durante il mandato. E' consentito dalla legge».
Bene, in genere chi rompe paga. Il colpevole di questa operazione che sorte avrà?
«Gli resterà la lezione. Gli ho ribadito che su questo errore passo sopra perchè è riparabile ma al secondo andrà a casa. Sono stato imbrogliato, questo è un fatto. E a tutti ho ribadito le mie condizioni: se ci vogliono stare bene, sennò liberi di andarsene. Da me non otterranno vantaggi di nessun tipo, vengono già pagati bene».
Errore riparabile, lei dice. Cosa farà la Regione adesso?
«Non resisterà in via giudiziaria all'impugnativa del governo. Parlerò col ministero e informerò i tecnici della nostra intenzione di mettere a punto e approvare una normativa abrogativa. Al più presto».