ROMA - Venerdì sarà il giorno dello sciopero generale della Cgil, ma sarà anche quasi certamente un "venerdì nero" per i trasporti pubblici. Perchè si fermeranno bus, tram, aerei. Dalle 10 alle 14 incroceranno le braccia gli iscritti al sindacato che lavorano negli aeroporti (piloti, assistenti di volo, dipendenti di terra) nel pomeriggio, dalle 14 alle 18, si asterranno dal lavoro i ferrovieri. I servizi di trasporto nelle città si fermeranno in tempi diversi: a Roma dalle 9,30 alle 13,30; a Milano dalle 18 alle 22; a Napoli dalle 20 alle 24. Le navi ritarderanno le partenze di 4 ore, disagi ai porti e sulle autostrade con stop di 4 ore per turno. Ancora per 4 ore si fermerà il personale dell'Anas e quello delle agenzie di autonoleggio. E poi gli addetti al soccorso stradale, agli impianti a fune, le autoscuole. Persino il personale dei trasporti funebri. «E' uno sciopero che ha un connotato esclusivamente sindacale - ha affermato il leader della Cgil, Guglielmo Epifani - che vuole essere un richiamo forte al governo sui temi del lavoro e del fisco e ora anche contro la riforma dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Se non avremo risposte, non ci fermeremo. Queste sono battaglie che richiedono che la mobilitazione prosegua». Il numero uno della confederazione di corso d'Italia con la mobilitazione di venerdì prossimo punta anche e soprattutto a sollecitare l'esecutivo ad adottare misure più incisive per quanto riguarda la questione meridionale. «Che - ha puntualizzato nel corso di una conferenza stampa - non può ancora contare su un piano, sempre promesso però mai presentato». E poi, non certamente ultima, la partita sul fisco: «I redditi da lavoro sono quelli che più hanno pagato le tasse in questo momento di crisi. E non è un fenomeno passeggero ma riguarda l'intera struttura del nostro prelievo fiscale. Serve, dunque, una riforma fiscale per sgravare subito i lavoratori dipendenti e i pensionati per restituire loro anche quei 500 euro di fiscal drag pagati in maniera inconsapevole».
Una mobilitazione, quelle della Cgil, che non trova assolutamente d'accordo le altre due confederazioni consorelle, cioè Cisl e Uil che sostengono come lo sciopero non serva in un momento di crisi grave. «E' una protesta - ha replicato il leader di via Po, Raffaele Bonanni - che punta solo a tagliare le tasse senza immaginare una riforma».