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Data: 10/03/2010
Testata giornalistica: Rassegna.it
Lo sciopero generale - Epifani: "Venerdì in piazza, non ci fermeremo"

Il leader della Cgil sullo sciopero generale del 12 marzo: "Per fisco, lavoro e i migranti", ma anche "per difendere l'articolo 18" attaccato dal governo. Stop di 4 ore o 8 ore con manifestazioni e presìdi in tutto il paese. A Roma sit-in davanti alla Rai

"La crisi non è affatto finita: il governo intervenga subito per il lavoro altrimenti andrà peggio dell'anno scorso". Non ha dubbi il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, su quanto sarà pesante il 2010 per l'occupazione, né sulla necessità d'interventi immediati per aiutare i lavoratori. Il leader sindacale ne ha parlato oggi (9 marzo) illustrando in una conferenza stampa i motivi dello sciopero generale di venerdì 12 marzo. Una mobilitazione "strettamente sindacale", ha tenuto a sottolineare subito, indicando le tre ragioni che portano in piazza il sindacato di Corso Italia: politica industriale, fisco e cittadinanza. Senza dimenticare la difesa dell'articolo 18, messo in discussione dal disegno di legge che introduce l'arbitrato nel cause di lavoro. Obiettivi dello stop di venerdì prossimo: evitare appesantimenti per le fasce più deboli e al contempo rafforzare la capacità di uscire bene dalla crisi. "Non ci fermeremo con questo sciopero - promette Epifani -, la mobilitazione andrà avanti".

L'astensione dal lavoro sarà di quattro ore, in alcuni territori si prolungherà per l'intera giornata. Stavolta non ci sarà una manifestazione nazionale ma iniziative per lo più a livello provinciale. Il leader della Cgil sarà a Padova per un corteo regionale. A Roma, invece, i manifesanti si dirigeranno da piazzale Flaminio verso gli studi della Rai di viale Mazzini per insistere anche sulla libertà d'informazione. Significativa la scelta di scendere in piazza a Rosarno, il comune reggino protagonista della rivolta dei migranti, dove si parlerà di accoglienza e integrazione.

"La politica industriale del governo - afferma il numero uno di Corso Italia - è sbagliata e confusa. Ci sono 150 tavoli di vertenze e non sappiamo come andranno a finire, manca un piano organico. Guardiamo la Francia: ha scelto di puntare su dieci grandi progetti e li porterà a termine. Per non parlare del Mezzogiorno: tante parole ma poi nulla, il progetto dell'anno scorso è stato completamente dimenticato". Il secondo tema dello sciopero riguarda il fisco. Il 2009 si è chiuso con un bilancio più pesante rispetto all'anno precedente, ma a ben guardare soltanto per lavoro dipendente e pensioni, mentre l'esecutivo vara norme come lo scudo fiscale che favoriscono chi ha portato capitali all'estero: "Non è un fenomeno passeggero - osserva il leader sindacale - e noi lo denunciamo da anni. Se non si cambia subito, entro tre anni i redditi da lavoro dipendente perderanno altri tre punti". A pensarci bene, in tempi di crisi come questo "è un non-senso", insiste Epifani: "Non puoi tassare di più ciò che produce ricchezza e intanto sgravare le rendite finanziarie". Tra le richieste della Cgil c'è quella di un bonus di 500 euro da restituire a lavoratori e pensionati come parziale risarcimento del drenaggio fiscale. A margine della conferenza stampa Epifani risponde ai cronisti sul tema dell'unità sindacale: "Sul fisco riusciamo a fare manifestazioni insieme a Cisl e Uil in molti territori - ha osservato - ma quando si arriva a Roma loro non sono con noi: è una scelta che non condivido".

Il sindacato va in piazza anche per il diritto alla cittadinanza. "Le contraddizioni sociali si possono scaricare sui migranti, fatti come quello di Rosarno non possono essere guardati con indifferenza". Fondamentale per il sindacato di Corso Italia è la regolarizzazione dei migranti che lavorano, la sospensione della Bossi-Fini per chi è in cerca di rioccupazione, abolire il reato di clandestinità riconoscendo la cittadinanza con la nascita nel nostro paese. Tra le ragioni dello stop entra a pieno titolo anche il "no" alle modifiche al processo del lavoro. Per la Cgil, infatti, l'arbitrato può diventare una forma di pressione indebita sui lavoratori al momento dell'assunzione. "Non è una libertà in più, come dice il ministro Sacconi, ma un diritto in meno", insiste Epifani. A differenza di quanto sostiene il governo, infatti, "oggi la strada dell'arbitrato rappresenta una possibilità di scelta da parte del lavoratore", mentre con questa modifica la scelta di andare davanti a un giudice non ci sarà più. Insomma, sui diritti dei lavoratori "si sta consumando, nel silenzio generale una vera e propria controriforma, un attacco insidioso contro i diritti che i lavoratori hanno conquistato in mezzo secolo di storia compresa la tutela dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori".

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