ROMA. Portare la cassaintegrazione ordinaria da 12 a 18 mesi: è questo l'obiettivo di un emendamento che ieri ha incassato il via libera bipartisan (al sì del Pdl e della Lega si è aggiunto quello del Pd, mentre l'Idv e l'Udc erano assenti) in commissione Lavoro alla Camera. Si tratta di una modifica al "Testo base" sugli ammortizzatori sociali messo a punto dai deputati e che unifica e rivede alcune proposte delle opposizione e che oltre a intervenire sulla cig, punta a introdurre garanzie per i lavoratori delle imprese insolventi e più tutele per i collaboratori in regime di monocommittenza.
La scelta di allungare la cassaintegrazione ordinaria registra anche il consenso dei sindacati ma lascia freddo il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, secondo il quale con le nuove norme i lavoratori non sono affatto più tutelati. Non viene sancita, commenta infatti, «una protezione maggiore del lavoro, perchè già oggi il sostegno al reddito può essere corrisposto attraverso la cassa integrazione ordinaria, quella straordinaria e la possibilità della successiva cassa in deroga senza limiti temporali e senza causali specifiche di crisi aziendale come pure senza la prefigurazione di esuberi strutturali».
Eppure c'è chi, sul fronte dei partiti (in particolare l'Idv) così come sul fronte sindacale, chiede addirittura che ora si faccia un ulteriore passo «avanti» portando le settimane a quota 104, vale a dire raddoppiando la dote attualmente prevista. «L'emendamento - afferma comunque il segretario confederale della Cgil Fulvio Fammoni - conferma che era giusta la nostra impostazione nel chiedere un allungamento della durata della cig». Positivo anche il giudizio della Uil, che però punta i riflettori sull'ammontare dell'indennità, che andrebbe aumentata: «La stragrande maggioranza - osserva infatti il segretario confederale Guglielmo Loy - prende meno dell'80 per cento dello stipendio». Più cauta la Cisl che definisce «utile» la misura ma si preoccupa dei fondi necessari a renderla operativa.