L'AQUILA - La Strada dei Parchi si scusa, il prefetto invia un dossier alla Procura, gli utenti pensano a una class-action, fioccano gli esposti. Il giorno dopo l'odissea sull'A24 è quello della "resa dei conti". Quelle ore infernali hanno lasciato pesanti strascichi. Si cerca un perché, un colpevole, un motivo che spieghi come mai centinaia di persone sono rimaste bloccate per ore in pochi chilometri di autostrada. La società che gestisce la tratta ha diramato una nota con la quale si è scusata e ha elencato tutte le misure adottate. A cominciare dallo "stop" ai Tir e dall'utilizzo dei mezzi spargisale e spazzaneve, per arrivare al blocco della circolazione. «Alle ore 19,38 del 9 marzo -scrive la Strada dei Parchi- è stata chiusa al traffico, di concerto con la Polstrada, la tratta autostradale in direzione Roma/A25 tra Valle del Salto e Carsoli, con uscita obbligatoria per tutti i veicoli allo svincolo di Valle del Salto. La tratta è stata riaperta alle ore 21,55». Sempre alle ore 19,38, spiega la società, è stato chiuso il tratto in direzione opposta, con uscita obbligatoria a Carsoli. La riapertura è avvenuta all'una e trentotto della notte. «Entrambe le chiusure -è scritto nella nota- sono state generate da blocchi di mezzi pesanti in presenza di una forte nevicata». La società ha chiuso il "mea culpa" ribadendo che tutte le operazioni sono state preventivamente concordate con il comandante della Polstrada Abruzzo e con i comandanti dei Coa dell'Aquila e di Roma.
Per gli utenti, però, quella di ieri è stata la giornata della rabbia. Monica lo ha scritto su Facebook, nel gruppo creato dai pendolari dell'Arpa che ogni mattina raggiungono Roma dall'Aquila: «Contattate subito le associazioni, fate un'azione collettiva!». La class action, dunque, è la risposta della Rete all'odissea. Una rabbia composta, ma ferma, ribadita anche su un blog (pendolariarpa.wordpress.com) e supportata da diversi esposti. C'è chi, quella sera, ha trascorso quattro ore nella galleria di Pietrasecca. È il caso di Angela Maria Sevi, partita alle 16,15 da Roma, dove lavora. «C'era tanta neve -racconta- e siamo rimasti bloccati. A un certo punto siamo usciti dal tunnel, ma dopo altri cento metri ci siamo fermati di nuovo. A mezzanotte ci hanno portato biscotti e coperte. Per il bagno ci siamo adattati uscendo alla spicciolata. Una brutta avventura, ma almeno stavamo al caldo». Sprizza rabbia, invece, Edoardo Lunadei. Lui a Roma è andato con la moglie per una visita. «È stato un inferno - dice -: Isoradio continuava a dare notizie sbagliate, siamo rimasti ore e ore su un viadotto, intrappolati come i topi. Se ci fosse stata una scossa cosa sarebbe accaduto? Alle 18,15 sono uscito a Carsoli, per fare la vecchia Tiburtina. Ma anche lì era tutto fermo. Così sono passato per Rieti e sono arrivato all'Aquila alle cinque del mattino. Ovviamente io e mia moglie abbiamo perso una giornata lavorativa e creato danni alle nostre aziende». Anche il giovane Federico Passacantando era su un autobus. «Sono partito alle 17,15 da Roma, a Carsoli era tutto bloccato. Ogni cinquanta minuti facevamo un chilometro e mezzo».